L’insegnamento della lingua italiana in Uruguay è stato al centro del congresso svoltosi martedì 8 ottobre ed organizzato dal Consolato di Montevideo. L’iniziativa, dal titolo “Italiano para Italia en el mundo”, è stato un importante spazio di confronto tra diverse realtà relazionate allo studio della lingua in un paese con profonde radici italiane. Oltre 14mila sono attualmente gli studenti.

Lingua italiana nel mondo

Tante le riflessioni e le proposte elaborate da parte di: insegnanti, rappresentanti istituzionali uruguaiani, rappresentanti della formazione e dirigenti scolastici. Un centinaio sono stati i partecipanti alla giornata di lavoro. Inoltre, hanno partecipato in videoconferenza alcuni professori dell’Università La Sapienza di Roma con una vasta esperienza nella ricerca educativa e nella formazione dei docenti nella regione del Río de la Plata.

Lingua italiana nel mondo2Maria Antonietta Pinto, psicologa, ha illustrato i risultati di 10 anni di lavoro a Rosario in Argentina, per uno studio sul bilinguismo e sul biculturalismo. Dall’Italia è intervenuta anche Clotilde Pontecorvo, una delle più autorevoli voci nel campo della Psicologia dell’Educazione.

“È in atto uno sforzo importante da parte del Consolato e dell’ANEP (Administración Nacional de Educación Pública). Attualmente più di 14mila bambini studiano l’italiano nelle scuole pubbliche uruguaiane” afferma María Simon, professoressa universitaria ed ex ministro della cultura durante il governo frenteamplista di Tabaré Vázquez.

Lingua italiana nel mondo Sergio Colella, Arcangela Meliande e Mario PirolliBisogna ricordare che, nel 2006,il Governo uruguaiano decise di abolire l’obbligatorietà dell’insegnamento dell’italiano nei licei dopo oltre 60 anni.

“Quando si elimina una lingua è sempre una perdita dal punto di vista culturale. Però, credo che sia più utile ciò che si sta facendo adesso: studiare la lingua dall’infanzia”. “È un progetto a lungo termine” spiega l’ex rettore della facoltà di ingegneria dell’Università della Repubblica.

Graziano Pascale, giornalista figlio di italiani, ha raccontato brevemente la sua esperienza da studente della Scuola Italiana di Montevideo: “A casa mia si parlava il dialetto della Basilicata, in strada lo spagnolo e a scuola l’italiano. A distanza di anni posso dire che la conoscenza della lingua mi ha dato tante opportunità”. “Per me e per molti altri italouruguaiani”, prosegue Pascale, “la lingua e la cultura erano il filo conduttore con la nostra seconda patria”.

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“Non si può insegnare un idioma senza che ci sia un’integrazione con la cultura”, chiarisce Arcángela Meliande, ispettrice e coordinatrice dell’ANEP per le lingue straniere.

Secondo i dati forniti dal CASIU (Centro Assistenza Scolastica Italia Uruguay), sono 70 le scuole uruguaiane dove si apprende la lingua di Dante. Nella maggior parte dei casi nell’ultimo biennio dei licei, il quinto ed il sesto anno. Anche nei 23 Centri di Lingua Straniera, strutture pubbliche che offrono corsi gratuiti agli studenti medi e secondari, l’italiano è presente assieme ad altre lingue.

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Molteplici sono state le proposte avanzate dai relatori: “introduzione dell’italiano al quarto anno delle superiori”, “aumentare la qualità dell’insegnamento attraverso corsi di formazione permanente”, “raggiungere tutti i dipartimenti del paese”.

Ana María Lolli, anche lei ispettrice dell’ANEP, ha sottolineato la necessità di “integrare lo studio della lingua ad altri ambiti, a cominciare da quello artistico”.

Claudio Conti, insegnante di italiano da oltre 20 anni in Uruguay, afferma: “oggi giorno, per tutte le lingue, è molto difficile poter competere con l’inglese”. “Tuttavia”, continua Conti, “è opportuno sviluppare politiche culturali più aggressive in un certo senso. L’italiano ha bisogno di una maggiore visibilità”.

Lingua italiana nel mondo Sergio Colella“Abbiamo la speranza di poter intraprendere un progetto con la collaborazione de La Sapienza” commenta il Dirigente Scolastico del Consolato, Sergio Colella. “Il congresso, i cui risultati sono andati al di là delle aspettative, è stato un primo passo verso la costruzione di una piattaforma comune con l’ateneo romano” conclude Colella.

Matteo Forciniti La Gente d’Italia 10/10/2013

commenti
  1. […] racconta che fin dai tempi del liceo, dove studiava italiano, provava un senso di orgoglio nel ribadire le sue origini in classe. Dopo alcuni anni ha avuto modo […]

  2. […] avvicinare i giovani facendo solo delle feste. Dobbiamo fargli capire le possibilità che hanno, l’importanza della lingua e delle borse di studio ad […]

  3. […] due giovani confessano che le lezioni d’italiano sono in assoluto le più seguite dal pubblico: “coloro che studiano sono per la maggior parte […]

  4. […] mio padre torna in Abruzzo ormai non lo capiscono più. Io, invece, ho sempre avuto voglia di imparare l’italiano”. È per questo che frequentò la Scuola Italiana di Montevideo continuando a coltivare, […]

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