Dall’Uruguay all’Italia con il violino

Pubblicato: 24 marzo 2014 in Italiano, Musica
Tag:, , , ,

Tra musica, Italia e Uruguay. La storia di Aldo Cicchini, 26 anni, talentuoso violinista che si sta facendo valere in Italia. L’ultimo traguardo: selezionato per far parte dell’Orchestra RAI

Quando Aldo Cicchini dovette scegliere in quale paese emigrare per coltivare il sogno della musica, non ci pensò due volte. Aveva solo 18 anni e scelse di fare il percorso inverso rispetto a quello che fece la sua famiglia molti anni prima: partire alla volta dell’Italia, Milano.

“Io vivevo l’italianità tutti i giorni” racconta Aldo ricordando la sua infanzia. Suo padre arrivò in Uruguay appena nato, quando i suoi nonni lasciarono l’Abruzzo (un paesino in provincia di Chieti) nei drammatici anni del dopoguerra in cerca di migliori opportunità in Sud America: “Come molte storie di emigrazione, partirono senza una precisa destinazione e poi si stabilirono a Montevideo”.

Vivere una seconda nazionalità significava tante cose per questo bambino che già a 5 anni ascoltava musica classica e suonava il violino. Tra i ricordi più piacevoli ci sono le domeniche in famiglia accompagnate da ravioli di ricotta e spinaci preparati con tanto amore dalla nonna.

“A casa si continua a parlare il dialetto antico, quando mio padre torna in Abruzzo ormai non lo capiscono più. Io, invece, ho sempre avuto voglia di imparare l’italiano”. È per questo che frequentò la Scuola Italiana di Montevideo continuando a coltivare, contemporaneamente, la passione per la musica classica che ascoltava fin da tenera età. Che fosse un predestinato lo si capiva già a 2 anni, quando chiedeva ai genitori di mettere “Le quattro stagioni” di Vivaldi: da lì nacque il suo amore per questo genere.

Ludmila Cavallaro, la sua insegnante dai 5 anni, fu la prima ad accorgersi del talento di questo bambino utilizzando un metodo didattico speciale chiamato “Suzuki” che consente ai più piccoli di imparare a suonare il violino senza aver prima imparato il solfeggio e la teoria. Fin dalla prima volta che prese in mano lo strumento il suo obiettivo era chiaro: voleva diventare un violinista.

“Per seguire questo sogno devi andare via dall’Uruguay” le disse alcuni anni dopo la maestra con crudo realismo. Aldo Cicchini non ci pensò due volte, fece le valigie e partì. Di fronte aveva due possibilità, due diverse destinazioni: Stati Uniti o Europa. La scuola di musica della Virginia gli offrì una borsa di studio ma lui rifiutò perché “in Europa la cultura è nata e la si respira. È vero che negli Stati Uniti ci sono tante opportunità, ma la musica resta comunque un ambiente di élite”.

Nel 2006 venne scelto per far parte dell’Orchestra Mondiale Giovanile, l’anno dopo decise di trasferirsi in Italia. Diversi sono stati i motivi che hanno influito su questa scelta, tra tutti “la vicinanza culturale” con il paese natale. “Ero tranquillo perché sapevo che in caso di aiuto potevo contare sui miei parenti, divisi tra l’Abruzzo, Roma e Vercelli”.

Quando il Maestro Daniele Gay lo sentì suonare gli offrì subito un posto al Conservatorio Giuseppe Verdidi Milano, dove vinse una borsa di studio e si diplomò nel 2010 con il massimo dei voti, lode e menzione speciale.

“Andare via di casa non è mai semplice ma con il tempo si fa l’abitudine. Per me all’inizio è stato difficile: non sapevo fare neanche una lavatrice” confessa ridendo. Continuò gli studi a Vienna, con la professoressa Dora Schwarzberg, dove si diplomò lo scorso anno, anche questa volta con il massimo dei voti. “Dal punto di vista professionale è stata una grandissima esperienza. Tuttavia, culturalmente, l’Austria è molto lontana dalla mia personalità”.

Tornò dunque in Italia, a Milano che definisce una “giusta via di mezzo tra l’aspetto lavorativo e personale”. Poi un anno di audizioni e partecipazioni in orchestre fino alla grande notizia di due settimane fa. Un contratto a tempo indeterminato presso l’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI. L’italouruguiano è stato uno dei 7 selezionati su 560 aspiranti. “Era un’occasione importantissima che non potevo lasciarla scappare, ho perso un po’ di chili durante le prove che sono durate 9 giorni” afferma con soddisfazione come se fosse sopravvissuto a una battaglia.

L’assunzione alla RAI è solo l’ultimo traguardo ottenuto dopo una serie notevole di soddisfazioni in così poco tempo: nel 2008 vince il premio “Città di Riccione”, nello stesso anno una borsa di studio gli consente di suonare un violino tedesco costruito nel 1785, “una reliquia”. Tra il 2009 ed il 2011 si impone nei concorsi “Cogoleto” (in Liguria) e “Nuovi Orizzonti” (ad Arezzo), oltre al premio “Beltrami” del Conservatorio milanese.

La sua filosofia? “Ottimismo e sacrificio. Non arrendersi mai”. Il violino? “È solo un mezzo per trasmettere la musica”, il suo vero grande amore: “Apprezzo tutti i generi quando sono fatti bene, per questo ascolto di tutto”. Con suo fratello in Uruguay suonava la chitarra elettrica in un gruppo rock. Dice di essere grande estimatore anche di molti cantautori. Italiani? “Fabrizio De Andrè è il primo che mi viene in mente. Il più grande in assoluto”.

Aldo Cicchini è cosciente di essere stato “molto fortunato” nell’assicurasi un lavoro in un’epoca di enormi tagli alla cultura in Italia. “Tanti giovani sono alla ricerca disperata di un lavoro. Prima c’erano tante orchestre di serie b, dove i ragazzi potevano farsi le ossa. Oggi molte realtà non esistono più ed inevitabilmente i musicisti ne risentono molto”. Tuttavia, ha le idee molto chiare sulla situazione italiana: “C’è una crisi prima di tutto morale e non economica, come siamo abituati in Sud America. La gente non ha le giuste proporzioni, quando apre un negozio della Apple ci sono code lunghissime. È una crisi questa?” si chiede. Un difetto degli italiani? “Ci sono troppi ciarlatani. Molti si lamentano ma non fanno niente per cambiare le cose, non agiscono”.

Pochi giorni fa Aldo ha fatto il suo debutto nella nuova orchestra, con il concerto trasmesso in diretta dalla RAI e visibile anche all’estero per la gioia di amici e familiari a Montevideo. “Mi hanno scritto in tanti per congratularsi, anche compagni di scuola che non vedo da tantissimi anni, è stato molto bello”. Confessa che gli piacerebbe molto poter suonare nella sua città natale ma ci sono due difficoltà: “In Uruguay i tempi sono lunghi. Poi c’è una credenza diffusa, quello che viene dall’estero è sempre meglio a priori”.

Dal 7 aprile comincerà a lavorare fisso a Torino, dove la compagnia ha sede dal 1994, quando vennero riunirono nella città piemontese anche le altre orchestre di Roma, Napoli e Milano. Di lasciare la città lombarda, però, non ne vuole sapere: “Qui ho la mia vita, la fidanzata (argentina) e gli amici. Insomma mi sono abituato e vivo bene”. Ci sarà un solo cambio, il trasloco, che ha iniziato in questi giorni. Si trasferirà vicino alla Stazione Centrale per poter essere più vicino al treno che da lunedì a venerdì lo porterà a Torino per le prove. “Devo arrivare alle 10 di mattina, è un ottimo orario”. Solo alcune volte si dovrà assentare, nelle tournée previste in giro per l’Italia.

Intanto si prepara alla vita da pendolare e comincia già ad aspettare il treno. Rispetto all’aereo che prese da Montevideo a 18 anni, i chilometri non sono ovviamente gli stessi. Ciò che è rimasto uguale è lo spirito: “Ottimismo e sacrificio, tanto sacrificio”. Le soddisfazioni un giorno ripagheranno.

La Gente d’Italia 24/03/2014 – Articolo PDF

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...