INTERVISTA A MASSIMO ANDREA LEGGERI

Massimo Andrea Leggeri ha concluso il mandato come Ambasciatore d’Italia in Uruguay dopo quasi 3 anni. Romano, classe 1950, Leggeri rientrerà a lavorare in Italia presso il Ministero degli Affari EsteriA Montevideo arriverà Vincenzo Palladino, attualmente Ambasciatore in Cile.

ambasciata italiana in uruguay

-Come giudica questo periodo alla guida dell’Ambasciata italiana in Uruguay?

-Tutte le esperienze ci apportano qualcosa. Personalmente ritengo che questo sia un paese molto interessante per vari motivi e vive oggi una fase di grande crescita. Come sappiamo, con l’Italia c’è un legame profondo per via delle radici storiche dell’emigrazione. Ciò è molto importante, tuttavia è altresì necessario proiettarsi in chiave futura per migliorare gli accordi economici e commerciali tra i due paesi. Durante il mio mandato ho cercato di fare tutto questo anche se non è facile far conciliare il vincolo del passato con il presente.

Che cosa si potrebbe fare per far crescere gli accordi tra i due paesi?

-Bisognerebbe sviluppare più iniziative per offrire maggiori informazioni a chi volesse investire in questa nazione. Sono fondamentali i contatti a livello politico: l’incontro stimola il resto, aiuta ad incentivare i rapporti. Se un presidente uruguaiano visita il nostro paese, si parlerà di più dell’Uruguay: ci sarà maggiore visibilità. E’ da qui che bisogna partire.

Inoltre, l’alto numero di cittadini italo-uruguaiani è un ulteriore fattore di incentivo alla collaborazione. Le due parti devono fare di più: il problema è che Italia e Uruguay non si conoscono abbastanza.

ambasciata italiana in uruguay-A cosa è dovuta questa situazione?

-E’ difficile da spiegare, innanzitutto l’attuale crisi economica europea ha creato altre priorità. Ma ci sono altri fattori da analizzare.

Ad esempio in altri stati del Sud America come il Brasile c’è una presenza governativa italiana molto maggiore perché si tratta di una nazione che attrae. Anche l’Uruguay è un’interessante realtà che andrebbe valorizzata di più. In questi anni ho avuto modo di confrontarmi con imprenditori italiani che hanno scoperto le potenzialità che ci sono in questo paese per investire.

Poi è opportuno analizzare il lavoro delle regioni italiane in questo territorio. Dato che questo componente è molto importante per l’Italia, si potrebbe fare un ulteriore passo avanti. Questi contatti talvolta potrebbero essere vissuti in modo più utile dalle regioni, le quali potrebbero farsi portatrici di interessi più moderni: favorire maggiori contatti con gli imprenditori e con le università per esempio. Bisogna pensare in chiave futura per valorizzare maggiormente questi preziosi rapporti con solide radici storiche.

-Circa 107mila sono gli iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) presso il Consolato di Montevideo. Che idea si è fatto della comunità italiana in Uruguay?

-E’ una parte importante della popolazione. Prevalentemente, però, si tratta di cittadini uruguaiani che scelgono di prendere la seconda nazionalità per discendenza. In questo modo ottengono il passaporto comunitario che può offrire loro un vantaggio. Sia chiaro: si tratta di un loro diritto riconosciuto dalla legge. Tuttavia, si potrebbe fare di più per una maggiore utilità tra i due paesi.

Poi c’è una parte della comunità ancora fortemente legata al passato a cui va riservata una particolare assistenza e protezione.

-E’ vero che la lingua maggiormente parlata in questa comunità è lo spagnolo e non l’italiano? Che cosa si può fare per difendere la lingua?

-Si è vero. Però è anche vero che sta crescendo la domanda dell’insegnamento dell’italiano nella società. Attualmente si sta cercando di elaborare nuovi progetti in linea con le esigenze degli studenti.

Per difendere l’italiano, forse, si potrebbe introdurre un’esame di conoscenza della lingua obbligatorio per prendere il passaporto.

ambasciata italiana in uruguay-Vuole mandare un messaggio al suo successore?

-Spero che possa continuare a lavorare con l’obiettivo di migliorare le relazioni tra Italia e Uruguay. Gli auguro il meglio.

-A livello personale come ha trascorso questo periodo nel paisito sudamericano?

-E’ stata una bella esperienza di vita. Ho trovato un paese gradevole, con molta natura e delle persone molto accoglienti. Ho lavorato in un buon ambiente e sono soddisfatto anche per quanto riguarda le relazioni sociali. L’Uruguay è un paese molto accogliente verso gli stranieri, le persone sono molto aperte.

Mi sono fatto un’idea completa sul paese dato che ho avuto modo di viaggiare per tutto il territorio visitando tutti i dipartimenti dell’interno. È un paese poco popolato anche se non è poi così piccolo se comparato con gli stati europei.

-Cosa ha pensato quando ha saputo di venire a Montevideo dopo la Corea del Sud?

-Sinceramente non è stata una sorpresa. Questa sede era una delle mie preferenze dato che sapevo che si sarebbe liberato un posto. Conoscevo l’America Latina, un’area che per noi diplomatici è molto interessante. L’esperienza uruguaiana è stata all’altezza delle aspettative.

Matteo Forciniti Spazio Italia

commenti
  1. […] “Una maggiore conoscenza tra Italia e Uruguay” […]

  2. […] mostra”, confessa Pejrolo, “è nata dalle analogie che vedo tra le due nazioni”. “L’Uruguay ha molta storia da condividere con l’Italia. Oggi, per via della crisi, vedo una frequenza […]

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