La proposta arriva dal presidente dell’associazione abruzzese Mario Lannutti, il cui incarico è stato appena riconfermato dai soci del gruppo nato nel 1972. Anche tra gli altri membri della collettività è forte il sentimento unitario affiancato all’identità regionale

Italiani in Uruguay

Premiato dai soci per il lavoro svolto e riconfermato presidente. Con questo spirito l’Associazione Abruzzese di Montevideo ha rinnovato la fiducia verso Mario Lannutti, uno degli storici fondatori del gruppo, pescarese residente in Uruguay dal 1965.

Italiani in Uruguay“Sono molto contento, mi sento onorato di poter continuare questo impegno nella comunità” commenta emozionato il presidente. Nonostante i suoi 81 anni (che non dimostra), Lannutti è un uomo molto intraprendente con spirito innovativo. Possiede una grande tenacia e da tanti anni si impegna e partecipa nella comunità italiana di questo paese. Lavora come agente di viaggio e per molti anni è stato professore di italiano presso l’Istituto Italiano di Cultura. Ha fatto parte del primo Coemit (Comitato dell’Emigrazione Italiana, poi trasformato in Comites) ed è stato anche presidente della Casa d’Italia e de l’Aiuda. Per via delle sua famiglia materna, è anche socio dell’associazione Figli della Toscana in Uruguay

Il suo auspicio è chiaro: “dobbiamo lavorare affinché la collettività italiana possa sviluppare maggiori iniziative in modo unitario. Ad esempio spero che un giorno ci possa essere una sede di tutti gli italiani, una struttura più grande con più comodità rispetto alle singole strutture delle associazioni. Sarei disposto anche a discutere della vendita del nostra sede per questo progetto”.

Italiani in Uruguay

Con questa stessa logica Lannutti ricorda gli anni negli organi di informazione. “Tutti insieme” era il nome del programma emesso da Radio Fénix, “aveva due obiettivi: l’unità di tutti i connazionali e, allo stesso tempo, cercare di stabilire un equilibrio tra le notizie italiane e quelle locali”.

Tra vari riconoscimenti ricevuti, sicuramente ce n’è uno che dal sapore speciale: “Ambasciatore onorario degli abruzzesi nel mondo”, finora unico titolo assegnato dalla regione.

L’associazione fu fondata l’8 luglio del 1972, fino agli inizi degli anni 90 oltre 700 erano i soci. Attualmente circa 400 persone partecipano alle attività, l’80% dei quali discendenti dei primi emigrati. Secondo i dati interni, l’Abruzzo si colloca tra il quarto ed il quinto posto tra i gruppi regionali italiani arrivati in Uruguay.

Ogni settimana alcuni membri si riuniscono presso la sede situata nella calle Duvimioso Terra 1971 nel quartiere montevideano di Tres Cruces. Una volta al mese portano avanti conferenze e dibattiti sui temi storici e culturali. Tutti gli anni organizzano pranzi, cene, tè pomeridiani ed anche 2 giornate di bingo.

Italiani in Uruguay

A causa del drammatico terremoto dell’aprile del 2009, la regione dovette sospendere il contributo economico annuale che mandava agli emigrati. “Da allora continuiamo le nostre attività nonostante un po’ di difficoltà. Vorremmo fare dei lavori di ristrutturazione e chiederemo un aiuto alle istituzioni nel prossimo congresso degli abruzzesi nel mondo” promette Lanutti, consigliere in questo organo rappresentativo.

Anche sua figlia Rossana partecipa fin da bambina alle attività dell’associazione. “Iniziai con un balletto folcloristico dei più giovani, furono 8 anni meravigliosi durante i quali ci esibimmo per tutto il paese creando un bel gruppo” racconta questa italouruguaiana. “Oggi, anche se un po’ più grandi, tutti noi continuiamo ad essere presenti perché vogliamo trasmettere ai nostri figli questo sentimento d’amore verso un’altra nazione”. “Se non abitassi in Uruguay mi troverei sicuramente in Italia. A volte ho anche pensato a questa possibilità ma, onestamente, non ho avuto il coraggio di affrontare un’altra emigrazione” confessa Rossana.

Italiani in UruguayNella sua famiglia c’è tanta italianità. Anche suo marito Aldo Costantini è figlio di abruzzesi partiti dalla provincia di Chieti. “Mi sento molto identificato con tutto quello che è l’Italia, in particolare con la cultura, gli usi e i costumi di questo popolo. Penso che sia normale, dato che tutta la mia famiglia viene da questo paese” dichiara Costantini.

“Sono nato praticamente dentro questa sede” rivela Fernando Pizzutti, figlio di teramani e tesoriere del gruppo. Nel 1988 partecipò come rappresentante giovanile dell’Uruguay in un congresso degli abruzzesi nel mondo. “Conoscere la terra di origine è stato un esperienza molto emozionante oltre che una crescita culturale”. Pizzutti fece anche il servizio militare a L’Aquila nel 1991.

Italiani in UruguayOggi vedo molti discendenti che non sanno l’italiano, ciò delimita molto le prospettive” spiega il tesoriere. “Vedendo l’enorme sforzo di mio padre e delle persone più anziane sento un compromesso morale che porto avanti con piacere”. “Oggi ci troviamo in una tappa di transizione, abbiamo una grande sfida: essere innovativi per attrarre i più giovani” conclude l’italouruguaiano.

Il vicepresidente Alejandro Costantini fa una riflessione sul concetto di identità: “mi considero di doppia nazionalità non solo nei documenti, ma anche in tutto quello che ha a che fare con la cultura e la storia del Belpaese. I nostri genitori ci hanno trasmesso tutto questo fin da bambini”. Poi aggiunge un pensiero sul futuro delle associazioni italiane: “Oggi giorno gli emigrati continuano a trasmettere un’immagine di un’Italia che non è più la stessa. Il contesto socioeconomico e culturale è molto diverso dagli anni in cui la gente scappava dalla povertà in cerca di un futuro migliore”. “Non possiamo far avvicinare i giovani facendo solo delle feste. Dobbiamo fargli capire le possibilità che hanno, l’importanza della lingua e delle borse di studio ad esempio”.

Costantini è reduce da un soggiorno di un mese presso l’Università per gli Stranieri di Perugia per un Corso in lingua e cultura italiana. “A volte, vedo che i giovani italouruguaiani non si presentano alle domande di intercambio accademico perché gli manca il requisito fondamentale: la conoscenza della lingua. È per questo che, ogni volta che parlo con loro, insisto sull’importanza dell’italiano”. Il vicepresidente confessa che nella sua famiglia si è sempre parlato il dialetto teramano, poi da ragazzo decise di studiare presso l’Istituto Italiano di Cultura per “rafforzare l’identità”.

Italiani in UruguayCosì come Mario Lanutti, anche il giovane abruzzese auspica una maggiore unione tra i vari italiani dell’Uruguay: “il regionalismo, che è stato uno straordinario canale di diffusione di cultura e tradizione, si dovrebbe un po’ evolvere. Fuori dall’Italia è necessario essere più uniti per l’interesse collettivo nonostante le grandi differenze che restano la ricchezza dell’Italia”.

Non è un caso, infatti, che questa sia stata una delle poche associazioni a festeggiare l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Un obiettivo per il futuro? “Una giornata dell’italianità in Uruguay. E se saremo in tanti potremmo fare un’intera settimana”.

La Gente d’Italia 4/11/2013

commenti
  1. maria jose scrive:

    sarebbe molto bello… magari ci arriviamo a farla

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