Candombe con italouruguaiani e neri: “radici condivise a ritmo di tamburo”

Pubblicato: 28 gennaio 2014 in Italiano, Musica, Video
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Il Candombe è la manifestazione culturale tipica della popolazione di origine africana in Uruguay proveniente dall’epoca coloniale. Dopo la dittatura c’è stata una progressiva apertura al resto della società che ha consentito anche ai bianchi di poter partecipare. La Gente d’Italia ha incontrato alcuni degli italouruguaiani che si sono uniti ai neri seguendo il ritmo dei tamburi.

Candombe UruguayIl Candombe è la cosa che più mi ha attratto dell’Uruguay”. Quando Andrés Furtado lasciò l’Italia per il paisito sudamericano fu subito attratto da questa manifestazione culturale basata sul suono dei tamburi. Un ritmo dalle profonde radici storiche legato alle comunità di schiavi neri di Montevideo.

Furtado è nato a Milano, dove ha vissuto fino a 15 anni. Nella sua famiglia l’affetto è diviso tra le due nazioni: madre italiana e padre uruguaiano esiliato politico in Italia. “Mi colpì molto la cultura afrouruguaiana perché vedevo intorno a me un paese completamente europeo. Rimasi stupito ed iniziai ad informarmi su questa musica”.

Il Candombe giunse in questo territorio durante l’epoca coloniale, portato dagli schiavi africani provenienti dall’attuale Angola. Era una sorta di richiamo collettivo accompagnato dalla danza, per alcuni aveva anche una funzione religiosa. Nonostante alcuni tentativi di repressione, è sopravvissuto fino ai giorni nostri grazie alla determinazione della popolazione nera, la quale oggi costituisce circa il 9% della popolazione dell’Uruguay secondo l’ultimo censimento.

Si tratta di una minoranza che ha un tasso di povertà maggiore rispetto al resto della società. Nell’ambito lavorativo, ad esempio, i neri guadagnano meno rispetto ai loro compatrioti bianchi (30% in meno indicava uno studio delle Nazioni Unite nel 2010).

Candombe UruguayNell’ostello di Andrés Furtado, “Dolce Vita” situato nel centro della capitale, il Candombe è una delle cose che maggiormente attrae i turisti. “È un genere unico al mondo legato alla questione emancipatrice. È, inoltre, una manifestazione di felicità”. L’italouruguaiano racconta che alcune volte ha suonato il tamburo, ma che non ha mai partecipato alle competizioni ufficiali e che preferisce essere spettatore andando ai cortei.

Gli strumenti musicali che sono alla base di questo genere sono 3 tamburi: Chico (il più piccolo), Repique (medio), e Piano (grande). È un ritmo basico di quattro tempi che può essere facilmente mischiato ad altro (jazz, rock, salsa, reggae, rap). Inoltre, condivide simili origini con le due melodie tipiche del Rio de la Plata: il tango e la milonga.

Tra le varie sfilate che Montevideo ospita tutto l’anno, la più partecipata è la Comparsa Sinfonía de Ansina, che prende il nome da una storica casa popolare. Ogni domenica pomeriggio los candomberos della zona si allenano per l’evento più importante dell’anno: il Desfile de Llamadas (il corteo delle chiamate) organizzato tra i quartieri con più alta presenza di neri, Palermo ed il Barrio Sur. L’edizione di quest’anno si terrà il 6 febbraio, tempo permettendo.

Durante la dittatura militare vennero abbattuti i cosiddetti Conventillos, ossia le case popolari abitate prevalentemente dalla popolazione nera. Questa, si disperse per la città andando in altri quartieri e diffondendo la propria cultura al resto della società, pur conservando sempre il suo carattere africano. Oggigiorno sono molti gli italouruguaiani che suonano questo genere o partecipano ai cortei domenicali. Qualcosa di impensabile fino a pochi anni fa.

Candombe UruguayNel corso degli ultimi due decenni c’è stata una progressiva apertura verso il resto della popolazione uruguaiana che ha consentito anche ai bianchi di poter partecipare” spiega Ruben Lima, trentenne, percussionista di origini italiane. Suo nonno, siciliano della provincia di Palermo, emigrò nella Repubblica Orientale nel 1920 dove sposò una donna di colore. Lima, nato e cresciuto in una zona con alta presenza di afrouruguaiani, è stato sempre in contatto con il Candombe, da una decina di anni ha iniziato a suonare il tamburo con la Sinfonía de Ansina. Un sogno? “Poter suonare il tamburo in Sicilia, terra così vicina all’Africa”.

Candombe UruguayDa un anno, in questo raggruppamento, partecipa anche Federico Roche. Il suo bisnonno paterno era ligure, arrivò a Salto a fine ottocento e poi si trasferì a Montevideo. “Ho sempre avuto un grande interesse verso questo genere musicale. Nella mia famiglia, dove si sono mantenute molte tradizioni italiane, già mio padre coltivava questa stessa passione”. “3 anni fa decisi di cimentarmi appieno nel tamburo grazie ad alcuni amici neri che mi insegnarono tanto” racconta il ventottenne residente a Pocitos. “A volte, sembra che ci sia una barriera culturale tra la popolazione nera ed il resto della società. Personalmente, mi è piaciuto molto inoltrarmi in questa comunità ed imparare. Resto convinto di una cosa: bisogna andare ed avvicinarsi”.

Candombe UruguayUn po’ di Sicilia è anche presente nella storia di Fernando Gomez Germano, direttore di Tamborilearte, scuola di Candombe che organizza anche eventi privati. Suo nonno materno lasciò l’isola mediterranea per emigrare come carpentiere in Sud America. “Ciò che so sull’Italia lo devo principalmente alla mia esperienza in Canada, dove ho vissuto diversi anni e sono stato molto a contatto con la comunità italiana del posto”.

Per Gomez “il Candombe è la vita”, non solo dal punto di vista lavorativo, ma anche “nelle relazioni sociali e nelle amicizie”. Iniziò a suonare il tamburo da adolescente, e 15 anni fa aprì la scuola. L’insegnante, poi, lancia un appello alla comunità italiana dell’Uruguay: “li invito ad avvicinarsi a questa meravigliosa musica africana, a scoprire una nuova cultura”. “In tanti anni di attività abbiamo organizzato molti spettacoli per feste di italiani residenti in questo paese”.

Candombe UruguayGabriel Mazzeo è uno dei tanti alunni di Tamborilearte, suo nonno paterno giunse in Uruguay nei primi anni del novecento dalla provincia di Salerno. All’età di 11 anni si trasferì con la famiglia nel Barrio Sur, storico quartiere montevideano dalle case colorate roccaforte delle tradizioni afro. Viveva di fronte al Conventillo MedioMundo, un alloggio popolare che costituì un vero e proprio tempio della cultura afrouruguaiana. “All’epoca il tamburo era solo per i neri, veniva tramandato di generazione in generazione o lo si imparava in strada”.

Mazzeo, in seguito, racconta la decisione di andare alla scuola di Candombe: “15 anni fa mi rincontrai con Fernando Gomez, amico del quartiere, mi è sempre molto piaciuta la musica in generale, ho suonato anche altri strumenti. Con i tamburi ci sono praticamente cresciuto ed avevo voglia di provare”.

Candombe UruguayIn Uruguay”, continua il montevideano, “quando si sente un tamburo la gente si avvicina. È proprio grazie a questi cortei che le persone della zona si riuniscono, si tratta di una questione di identità”. Proprio su questo punto, aggiunge che a livello personale ha coltivato un doppio senso di appartenenza: “Nella mia famiglia, noi della terza generazione, abbiamo cercato di riprendere in modo più stretto anche i rapporti con l’Italia da quando abbiamo preso la seconda cittadinanza”.

Il Candombe, dichiarato Patrimonio immateriale dell’umanità da parte dell’Unesco, ha anche una giornata nazionale in Uruguay: il 3 dicembre, grazie ad una legge del 2006 in difesa della cultura afrouruguaiana.

Questo genere musicale ha ormai superato i confini della Repubblica Orientale. Gli immigrati uruguaiani lo hanno portato con loro in vari paesi tra cui Argentina e Spagna. A Buenos Aires e Barcellona, ad esempio, si possono ascoltare gli stessi suoni di Montevideo. Forse un giorno anche gli italiani residenti in questi paesi si uniranno ai neri seguendo il ritmo dei tamburi.

La Gente d’Italia 27/01/2014

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