INTERVISTA AD ALCIDES BERETTA CURI, STORICO

Lo storico dell’Università della Repubblica torna su quell’italianità che spesso vorremmo riscoprire e rivalorizzare. Un viaggio fino allo sbarco dei primi italiani nella Repubblica Oriental del Uruguay e al loro straordinario lavoro in questa terra sudamericana

Emigrazione italiana

Montevideo nei primi anni del Novecento

Gli italiani in Uruguay sono stati fondamentali sia nello sviluppo urbano che in quello rurale”, ci spiega  Alcides Beretta Curi, docente di storia presso l’Università della Repubblica e ricercatore presso il Centro di Studi Interdisciplinari Latinoamericani della Facoltà di Humanidades. Varie popolazioni europee diedero grandi contributi a questo territorio. Tra tutti però, gli italiani ebbero un ruolo determinante”.

Emigrazione italianaMio nonno era toscano, della provincia di Carrara. Arrivò in Uruguay all’inizio del novecento, si sposò e mise su famiglia. Con un’italiana ovviamente, una genovese. Nella mia storia familiare c’è tanta Italia e non me ne dimentico”.

Studioso di storia economica, Beretta si è voluto specializzare proprio sull’immigrazione e sul contributo che tanti popoli diversi hanno dato al suo paese natale nel corso degli ultimi due secoli.

-Quale periodo storico ha studiato maggiormente?

Il nostro gruppo di ricerca ha analizzato due periodi. Il primo va dal 1860-70 fino all’inizio del novecento, durante il quale ci furono grandi trasformazioni. In questi anni l’immigrazione in Sud America, ed in particolare nel Río de la Plata, è stata di importantissime dimensioni, superiore rispetto a quella verso il Nord America.

-E il secondo periodo?

Il secondo periodo riguarda invece gli anni dei cosiddetti governi di ideologia batllista fino alla crisi del 1929. Ci siamo concentrati sulle due aree dove è approdata questa numerosa popolazione: la zona rurale e quella industriale.

Emigrazione italiana-Per quanto riguarda la zona rurale, che ruolo hanno avuto gli italiani nell’agricoltura?

Assolutamente fondamentale. Bisogna ricordare che c’erano tanti agricoltori e potettero sfruttare le potenzialità di un territorio in trasformazione. Tra gli europei che diedero impulso all’agricoltura locale la maggior parte erano italiani, anche se questo settore rimase sempre in secondo piano rispetto al mercato della carne.

-Per quanto riguarda lo sviluppo urbano ed industriale, che caratteristiche aveva la presenza italiana?

-Basta un dato per capirlo: nel 1889 il 78% della mano d’opera maschile a Montevideo era straniera, tra questi la stragrande maggioranza era italiana. Nella capitale si concentrava buona parte del movimento migratorio.

Secondo un nostro studio, su 300 imprenditori stranieri in Uruguay tra il XIX ed il XX secolo, circa il 65% erano italiani. In alcuni settori dell’economia e del commercio erano i più numerosi: industria tessile, calzaturiera, molitoria, carpenteria, artigianato ed attività legate alla costruzione.

Emigrazione italiana

-Oltre a Montevideo, quali zone dell’Uruguay furono popolate maggiormente dagli italiani?

I lavoratori stranieri si concentrarono principalmente nelle zone dove l’agricoltura era più sviluppata. Andavano dove erano presenti città più grandi in modo da poter avere maggiori infrastrutture: Canelones, San Josè, Colonia, Salto e Paysandù sono i dipartimenti che ricevettero più italiani. Ed erano appunto, lavoratori. Pochi di loro figuravano tra i proprietari terrieri.

-Ci furono tentativi di corporativismo tra gli immigrati?

Sì. Bisogna considerare che un settore molto piccolo di questi europei riuscì a costituirsi come settore emergente della borghesia mercantile che controllava il porto di Montevideo. Gli italiani furono determinanti anche nella fondazione della Liga Industrial. Secondo i dati relativi al biennio 1894-1895, il 33% di questi piccoli e medi imprenditori era italiano. Al secondo posto c’erano gli spagnoli con il 29% e poi i francesi con il 20%.

-Che caratteristiche avevano le loro imprese ?

Alcune erano molto piccole, direi familiari. Verso l’inizio del novecento ci fu una importante crescita che permise a queste attività di espandersi iniziando a contrattare mano d’opera salariata. I censimenti dell’epoca mostrano un universo di piccole imprese nella Repubblica Orientale, con una media di lavoratori inferiore alle 10 unità. Si distinguevano alcune imprese più importanti, che erano ispirate ai modelli europei da cui venivano. Inoltre, questi nuovi imprenditori cercavano di dotarsi dei macchinari italiani per intraprendere le attività economiche.

-Riassumendo, cosa hanno portato gli italiani alla società uruguaiana?

Emigrazione italiana

La Società Italiana di Carmelo fondata nel 1872

Furono fondamentali nello sviluppo che ebbe l’Uruguay nel XX secolo. Portarono conoscenza del mestiere, abilità ed esperienze di lavoro in fabbrica. Tutto questo fu assolutamente decisivo per una società in trasformazione.

Inoltre, arrivavano con una mentalità capitalista dovuta ai cambiamenti che si stavano sviluppando in Europa in quegli anni, basata sulla valorizzare della classe media ed il sacrificio del lavoro. Si badi bene che questa modo di pensare non era del tutto conforme con quello della popolazione locale.

Molti immigrati erano attivisti, sindacalisti, repubblicani, esuli politici. Era una massa umana che condivideva alcuni valori come solidarietà, libertà e democrazia.

La Gente d’Italia 17/01/2013

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commenti
  1. […] grazie alla determinazione della popolazione nera, la quale oggi costituisce circa il 9% della popolazione dell’Uruguay secondo l’ultimo […]

  2. […] c’è stato anche uno sviluppo del cinema nazionale” dichiara Sabrina Silva Villella, italouruguaiana dell’Instituto del Cine y Audiovisual del […]

  3. […] nei drammatici anni del dopoguerra in cerca di migliori opportunità in Sud America: “Come molte storie di emigrazione, partirono senza una precisa destinazione e poi si stabilirono a […]

  4. Johna82 scrive:

    You are my breathing in, I possess few blogs and very sporadically run out from to brand. dfdcbecdeafg

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