Un’evidente disparità di trattamento, quella pianificata dal Ministero degli Esteri nei confronti del Consolato italiano di Montevideo, l’undicesima struttura più grande al mondo in relazione al numero di residenti.

A Valona, così come a Calcutta, ci sono solo 99 italiani ma è stata conferita loro la categoria di Consolato Generale. In Pakistan, a Karachi, c’è un impiegato per ogni 5 connazionali. A Montevideo il rapporto è di 1 su 7mila. La soluzione del Ministero: trasformare questa sede in cancelleria consolare

Consolato italiano

Consolato italianoUn’evidente disparità di trattamento, quella pianificata dalla Farnesina nei confronti del Consolato italiano di Montevideo. E’ quanto emerge dai dati ufficiali del MAE (Ministero degli Affari Esteri) elaborati e pubblicati proprio dal Ministero sul suo sito web. Si tratta dell’annuario statistico del MAE, che viene aggiornato ogni anno e contiene i dati relativi alla nostra rete diplimatico-consolare: quante sedi, quanti impiegati, il rapporto impiegati-utenti e così via. Un quadro completo della gestione delle risorse e un modo semplice per comparare la situazione delle tante collettività italiane nel mondo.

Come si stabilisce il numero di impiegati necessari per ogni sede consolare? Dipende dalla grandezza della circoscrizione e dal numero di abitanti o contano altri criteri, di tipo politico o legati all’interesse commerciale, ad esempio? La seconda ipotesi sembra quella prevalente analizzando gli ultimi dati a disposizione, vale a dire quelli relativi al 2012. In seguito alla recente proposta (che in breve sarà un progetto con data e dettagli operativi, a meno che non si lavori per fermarla) di trasformazione in cancelleria consolare del consolato uruguaiano e alcuni timidi interventi della collettività per bloccare questa operazione distruttiva, abbiamo voluto capire quali possano essere le ragioni profonde del MAE per attivarsi in tal senso.

Analizziamo dunque la situazione consolare uruguaiana, confrontandola con quella di altri Paesi del mondo.

Il Consolato d’Italia a Montevideo gestisce un territorio di quasi 180mila km quadrati con circa 107mila iscritti all’Aire (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero). Tutte caratteristiche che fanno pensare ad una sua legittima elevazione a Consolato Generale. Secondo un’interrogazione parlamentare presentata dall’onorevole Fabio Porta un anno fa, il tasso di crescita della comunità oscilla tra il 6 ed il 7%. Si tratta dell’undicesimo consolato più grande al mondo comparato al numero dei residenti, a cui però, vengono destinati solo 15 impiegati.

Consolato italiano

Il Consolato di Montevideo

Facendo una comparazione con gli altri consolati nel mondo, la discriminazione è evidente soprattutto considerando i seguenti 4 aspetti: il fatto di non essere consolato generale date le caratteristiche di popolazione e di territorio, il numero assolutamente inadeguato di impiegati, la dimensione delle circoscrizione consolare, e le spese per la tutela degli italiani (soprattutto rispetto al resto dell’America del Sud).

I Consolati Generali (CG)

Per quanto riguarda il primo aspetto, sono 48 (su un totale di 60) i Consolati Generali (CG) nel mondo che hanno meno italiani rispetto a Montevideo. Qualche esempio per capire meglio la questione.

A Valona (Albania), così come a Calcutta (India) ci sono solo 99 italiani. Perché con 99 connazionali da gestire viene conferita la categoria di Consolato Generale? È vero che normalmente i CG si aprono in città diverse dalla capitale, visto che questa conta con un’ambasciata, ma la logica non sembra comunque comprensibile.

Consolato italiano

Il Consolato Generale di Calcutta

319 sono gli italiani a San Pietroburgo, in Russia. 382 a Gedda (in Arabia Saudita). Sempre in India, ma a Mumbai, sono 671. L’elenco è lungo. In Sud America sono presenti 6 CG, equamente divisi tra Argentina e Brasile, che hanno ciascuno una popolazione italiana di circa la metà rispetto a quella uruguaiana.

Di più, dei 48 CG menzionati, solo Tripoli (Libia) passerà ad essere una cancelleria consolare come si propone per Montevideo. Tripoli sullo stesso livello di Montevideo, anche se gli italiani sono 890.

Il personale presso gli uffici consolari

Passiamo al capitolo personale: 27 consolati hanno un numero di dipendenti maggiore o uguale a Montevideo seppure con una collettività ben inferiore.

Come in Pakistan, a Karachi, dove c’è un consolato con 14 unità. La popolazione italiana? Mastodontica: 76 “fortunati” iscritti all’Aire. Un impiegato ogni 5 persone. Un servizio consolare business class.

Consolato italiano

Il Consolato Generale di Valona

In Albania i casi analoghi sono due: a Valona c’è un impiegato per ogni 7, un totale di 14 impiegati. Al consolato di Scrutari gli impiegati sono 13 per i 145 connazionali. La media fa uno a 11. A Montevideo il rapporto è di un impiegato ogni 7mila italiani. Non 7, 7.000. Perché?

A Porto Alegre il numero di impiegati è identico a quello dell’Uruguay con l’unica differenza che ha una comunità da gestire pari alla metà.

Le circoscrizioni consolari

La circoscrizione consolare affidata a Montevideo implica la gestione dell’intero territorio delle Repubblica Orientale: quasi 180mila km quadrati.

La Croazia, con un territorio 3 volte più piccolo dell’Uruguay, ha circa 13500 cittadini italiani iscritti all’Aire, vanta un Consolato Generale a Fiume, un consolato a Spalato e l’ambasciata a Zagabria.

Consolato italianoA pochi kilometri dall’Italia, la Svizzera, rappresenta un altro caso emblematico. È pur vero che la comunità italo-svizzera è la terza più grande al mondo con circa mezzo milione di italiani, ma non si può ignorare il fatto che il suo territorio è 4 volte più piccolo dell’Uruguay. 3 CG (Ginevra, Lugano, Zurigo), 2 consolati (Basilea e San Gallo, quest’ultimo sarà chiuso secondo il piano del MAE), 3 agenzie consolari (Neuchatel, Sion e Wettingen) e l’ambasciata di Berna.

È abbastanza? C’è dell’altro. In Germania, Hannover e Wolfsburg distano 80 km ed hanno rispettivamente un CG ed un’agenzia consolare. Meno di 49mila sono gli iscritti all’Aire.

Certo, anche l’Uruguay ha la sua rete consolare, ma questa si basa su “un’attività completamente gratuita e su base volontaria”. Perlopiù consiste nella “ricezione e nella trasmissione del materiale a Montevideo” come ribadito nei vari decreti ministeriali degli ultimi anni che hanno stabilito tra l’altro delle limitazioni alle loro funzioni.

Le spese per l’assistenza degli italiani all’estero

Consolato italiano

La sede del Ministero degli Esteri

C’è infine un ultimo aspetto che terremo a sottolineare e dimostra una volta di più la disparità di trattamento verso gli italiani dell’Uruguay: le risorse destinate all’assistenza.

In Argentina, a La Plata, che ha circa 83500 connazionali, lo stato italiano ha speso nel 2012 una media di 11,50 euro per ogni cittadino, per una somma totale di 964mila. Buenos Aires circa 1,7 milioni di euro, 6,38 euro procapite. Lomas de Zamora (agenzia consolare destinata a chiudere secondo il progetto) 265.000 euro, con una spesa annua di 5 euro e 50 centesimi.

Nel 2012 il Consolato di Montevideo ha speso in assistenza 214mila euro. La spesa media per ogni cittadino è stata di 2 euro. Perché a La Plata si è speso più del triplo rispetto all’Uruguay pur avendo quasi 25mila italiani in meno?

O a Roma si sono fatti male i calcoli? E come si fanno questi calcoli? Quali sono i criteri, ci auguriamo logici, che li determinano? Dipenderà forse dal fatto che l’Uruguay un suo parlamentare a Roma non ce l’ha?

La Gente d’Italia 05/12/2013

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commenti
  1. Federica scrive:

    “Un servizio consolare business class” è meraviglioso!🙂
    Bell’articolo, bravo!

  2. […] ha un impiegato per ogni 5 italiani. A Montevideo il rapporto è 1 su 7mila. #Casta italiana laciodrom00.wordpress.com/2013/12/05/con… […]

  3. […] Caduro, in seguito, fa una riflessione generale sulla presenza italiana in Uruguay: “In un’epoca di crisi come questa credo che l’Italia possa approfittare dei suoi […]

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