Tra gli italiani di Carmelo, un’associazione “riconquistata”

Pubblicato: 28 novembre 2013 in Italiani all'estero, Italiano
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Viaggio tra le comunità italiane in Uruguay

La Gente d’Italia incontra i membri della Società Italiana di Carmelo, l’associazione più antica fondata dagli immigrati italiani nel 1871. Attualmente conta su 400 soci ed è il centro nevralgico della cultura cittadina. Una Società “riconquistata e trasformata” negli ultimi anni che lotta “per non essere abbandonata da Montevideo”.

Carmelo Uruguay

Carmelo UruguayL’associazione italiana più antica dell’Uruguay si trova a Carmelo, cittadina del dipartimento di Colonia dove nasce il Río de la Plata. Nacque il primo settembre del 1871, soltanto un decennio dopo l’unificazione della penisola per volontà dei molti immigrati italiani che giunsero in queste terre. Attualmente si calcola che il 60% dei carmelitani ha origini italiane.

Tra loro spiccano sicuramente i genovesi e, più in generale, i liguri. Ma non solo: anche piemontesi, campani e trentini contribuirono a far crescere l’unica città della Repubblica Orientale fondata da José Gervasio Artigas, eroe dell’indipendenza locale.

Carmelo UruguayIn questo pezzo d’Italia all’estero si può sentire parlare ancora il genovese. Mariuccia Piceda, ad esempio, continua ad usare il zeneise in famiglia, così come faceva nella sua Verazze (provincia di Savona) da bambina. Arrivò in Uruguay nel 1948 perché il padre era tecnico dell’Ansaldo, storica azienda navale ligure, che aprì un cantiere a Carmelo. In quell’anno, 27 furono le famiglie che si trasferirono in terra uruguaiana.

Assieme a Mariuccia Piceda, Corrispondente consolare d’Italia, c’è un gruppo di soci compatto ed unito nel difendere l’italianità. “Abbiamo riconquistato e trasformato l’associazione negli ultimi anni con grande determinazione” raccontano a La Gente d’Italia gli intervistati.

Carmelo UruguayÈ per l’amore verso la cultura italiana che Rodolfo Severio, discendente basco, decise di iniziare a frequentare la collettività seguendo i corsi di italiano che vengono costantemente offerti alla popolazione. “Anche se non ho nessun antenato italiano provo un grande amore verso questo paese. Ci sono tante persone che sono interessate solo al passaporto ed è un vero peccato”. Oggi è Vicepresidente e continua ad essere amante della musica classica e del cinema, in modo particolare del neorealismo. Confessa che “la cultura è molto meglio della medicina”, professione a cui ha dedicato tutta una vita.

Carmelo UruguayMaria Del Carmen Carbone, segretaria con nonni napoletani e salernitani, è praticamente cresciuta dentro l’associazione. La sua casa d’infanzia confinava con l’edificio italiano: “fin da quando ho memoria sono dentro questo luogo, mi hanno trasmesso l’italianità in modo naturale”. Suo padre, per oltre 50 anni, è stato un integrante del gruppo.

Carmelo UruguayL’albero genealogico di Maria Aldina Perini è tutto italiano. Da parte paterna è originaria di Brescia, da parte materna è calabrese. Suo marito è, invece, di Campobasso. Nella società aiuta nel mantenimento della sede, storico edificio che ospita questi italouruguaiani dal 1930. “Stiamo lottando affinché questo edificio venga riconosciuto come patrimonio storico dell’Uruguay”. “Siamo la società più antica della città, basta pensare che questo è stato il primo edificio a due piani in città, ancora prima della giunta comunale”.

Che sia un patrimonio storico lo si capisce dai tanti documenti che si conservano all’interno. Tutti tradotti in spagnolo “per facilitare le nuove generazioni ad interessarsi”. Verbali, atti ufficiali, lettere, statuti. Sono molteplici i documenti che queste persone custodiscono gelosamente nell’archivio. Sono la memoria vivente di un’importante istituzione non solo per i carmelitani, ma per tutto l’Uruguay.

Carmelo Uruguay

Carmelo  fu un modello di riferimento per le strutture di mutuo soccorso che iniziavano a svilupparsi nel territorio, anche per quanto riguarda la cultura fu un importante attore nel processo di democratizzazione dell’istruzione.

Carmelo Uruguay

Quadro del 1872 donato dalla Famiglia Fazzi di Cuneo

Chiaramente, durante tutti questi anni, ci sono stati anche momenti difficili. Scontri e riconciliazioni, vittorie e sconfitte. Negli anni 50, ad esempio, la Società fu sul punto di scomparire poiché rimasero pochi soci. Ci fu un dibattito molto acceso se vendere o meno l’edificio. “Era in realtà un modo, per i pochi soci, di rimanere con la proprietà. La votazione finì 5 a 5, il voto decisivo per il salvataggio fu dato da Serafino Tagliafico via telefono, perché si trovava a letto malato” raccontano gli eredi.

Carmelo Uruguay“Molte associazioni italiane all’estero fecero questa fine. Siamo coscienti della fortuna di aver riconquistato un’istituzione simbolica per la nostra comunità. È per questo che diamo il massimo dell’impegno nel continuare questo percorso iniziato oltre 140 anni fa” dichiarano i membri della commissione direttiva.

La Società italiana è il principale punto di riferimento culturale della località coloniense, molto apprezzata dalla popolazione. Organizza molteplici attività culturali e ricreative, oltre che i corsi di lingua italiana.

Carmelo UruguayDon Pedro, prete della città e socio onorario, riassume quanto fatto in questo periodo: “negli ultimi 6 anni, con la nuova commissione, c’è stato un recupero evidente di un’istituzione che ha segnato la storia di Carmelo. C’è un lavoro costante e permanente nel territorio, tangibile per tutti i cittadini”.

Carmelo UruguayTuttavia, il buon lavoro locale “non viene supportato da un’adeguata attenzione da parte delle istituzioni italiane”. “Ci sentiamo italiani di serie B in Uruguay perché in questo paese tutto è pensato solo per la capitale” confessano con amarezza i carmelitani. “A volte vorremmo essere presenti ma non possiamo sempre fare 250 km per venire a Montevideo, non riceviamo nessun tipo di contributo. È evidente che ci sono connazionali privilegiati rispetto ad altri”. “Nonostante le difficoltà”, continuano, “siamo orgogliosi del lavoro comunitario che svolgiamo e siamo decisi a continuare a difendere l’italianità e la sua cultura”.

Molto forte è sempre stato il sentimento unitario. “Più di una volta ci hanno chiesto di fondare un’associazione regionale per poter ricevere dei finanziamenti da parte della regione. Abbiamo sempre rifiutato perché crediamo fortemente nell’unione di tutti gli italiani”.Carmelo Uruguay04

D’altronde qui accampò Giuseppe Garibaldi il 17 agosto del 1842 per difendere l’indipendenza uruguaiana. Presso la sede sono conservate le 3 lettere che l’associazione mandò a l’eroe dei due mondi per offrirgli la presidenza onoraria. “Per moltissimi anni circolò la leggenda che avesse accettato l’incarico ma in realtà non rispose mai” rivela Mariuccia Piceda.

Carmelo UruguayLa maggior parte dei soci fondatori della Società erano repubblicani ed anarchici. Eppure, nel 1878 quando morì il primo re d’Italia, ci fu un’assemblea funeraria speciale dove fu presentata una mozione per cambiare nome in “Vittorio Emanuele II”. Le idee politiche vennero messe da parte per l’interesse collettivo e la proposta fu votata all’unanimità.

Molto seguito è anche il coro del gruppo, che interpreta 150 successi della musica italiana. Tra i partecipanti ci sono i coniugi Banchero: “attraverso le canzoni abbiamo riscoperto l’italianità”. Maria Rosa, oggi, si occupa di organizzare gli archivi e coordina il coro. “Facciamo un buon lavoro di gruppo, tra di noi c’è una grande intesa” afferma con soddisfazione.

La canzone preferita dal pubblico? Viva L’Italia, celebre pezzo di Francesco De Gregori del 1979. “L’Italia metà dovere e metà fortuna”. Anche a Carmelo c’è un pezzo d’Italia che resiste.

         La Gente d’Italia 28/11/2013

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commenti
  1. […] presenti città più grandi in modo da poter avere maggiori infrastrutture: Canelones, San Josè, Colonia, Salto e Paysandù sono i dipartimenti che ricevettero più italiani. Ed erano appunto, lavoratori. […]

  2. […] Italianos en Carmelo con la más antigua asociación […]

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