C’è tanta Italia nel progetto del quartiere artistico di Montevideo che ha appena ricevuto la fiducia da parte dei cittadini uruguaiani chiamati alle urne: “Un vero esempio di democrazia partecipativa”. Tra architetti, attivisti ed imprenditori un’idea comune nel considerare l’arte come “un punto strategico per lo sviluppo urbano”


Barrio de las Artes Montevideo“Migliorare l’aspetto artistico, ma soprattutto umano e sociale del quartiere”. L’architetto napoletano David Napodano spiega l’obiettivo della Propuesta 8, un gruppo di lavoro nato per elaborare molteplici progetti di sviluppo del Barrio de las Artes, il quartiere della capitale uruguaiana incentrato sull’arte e sulla cultura.

La proposta è stata premiata dagli elettori uruguaiani chiamati a votare per il “Presupuesto Participativo” il 27 ottobre, un voto per scegliere come utilizzare meglio i fondi pubblici. “È una stupenda forma di democrazia perché è la popolazione a decidere e, soprattutto, proporre idee per la comunità” sostiene Napodano, trentenne di Castellammare di Stabia e da pochi mesi trasferitosi in Sud America.

Sommando italiani ed italouruguaiani, il Belpaese arriva a tenere una grande presenza in questo ambizioso piano di trasformazione della città.

Carolina Gazzaneo è un’altra architetto che partecipa nella lista 8. Il suo bisnonno arrivò in Uruguay dalla provincia di Salerno agli inizi del novecento. “L’arte è un riflesso della società, è il luogo dove potersi esprimere liberamente. Riesce a far emergere il meglio di ogni persona: penso che tutto ciò che porta alla luce l’arte sia da considerarsi positivo.” “Attraverso l’architettura,” continua la Gazzaneo “cerchiamo di far rivitalizzare il quartiere dandogli un’impronta particolare.” Il laboratorio delle idee sta valutando le varie proposte da presentare, “siamo solo all’inizio del percorso ma c’è tanto entusiasmo” assicurano gli architetti.

Barrio de las Artes Montevideo

Bilú Guidaí negozio di artigianato uruguaiano

“Questa zona della città deve tornare a splendere” auspica Daniel Romeo Di Stasio, cittadino del quartiere, nipote di emigrati lucani, che ha vissuto a Brescia per molti anni. “Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, questo era un centro nevralgico per Montevideo: della cultura, della musica e più in generale della vita cittadina.” “Nel 1911 fu inaugurato il bar-caffè “Au Bon Marché”, che divenne in pochi anni un dei più importanti centri di Tango nel Río de la Plata” racconta Di Stasio.

“Ci siamo ispirati ad altre città del mondo ed abbiamo iniziato a riunirci periodicamente per scambiare idee ed intraprendere nuove iniziative”. “Nella giornata del 27 ottobre abbiamo avuto un grande esempio di democrazia partecipativa”, spiega l’italouruguaiano. “Questo progetto beneficia il cittadino ed allo stesso tempo offre al turista un prezioso apporto culturale.”

Barrio de las Artes MontevideoIl territorio interessato è un’area compresa tra il Centro, la Ciudad Vieja ed il Barrio Sur. Barrio de las Artes Montevideo UruguayOspita luoghi ricchi d’identità, edifici storici così come librerie, centri artistici e musicali ubicati tra la Calle Soriano e le vie adiacenti. Del 1894 è il teatro Verdi, opera dei fratelli Sambucetti di origine lombarda. L’emiliano Carlo Zucchi realizzò invece il primo progetto del Teatro Solís, il palcoscenico artistico più importante della nazione, inaugurato nel 1856.

Barrio de las Artes Montevideo

Lo storico Hotel Cervantes

Barrio de las Artes Montevideo

L’Hotel Esplendor oggi

Un altro grande artefice del Barrio de las Artes è Pier Luigi Taliento, brindisino di nascita ma milanese di adozione, rappresentante del gruppo Fen in Uruguay e direttore del Dazzler. L’idea di rivitalizzare il quartiere è nata in parallelo con la ristrutturazione dello storico Hotel Cervantes, uno dei più importanti della città nel novecento. In questo albergo hanno alloggiato  (e vissuto anche per lunghi periodi) i più grandi interpreti della letteratura sudamericana. Due anni fa il comune di Montevideo firmò un accordo per aiutare l’iniziativa privata a sanare la zona, “inizialmente si pensava di definirlo quartiere della letteratura, poi su suggerimento di Ana Knobel si decise di allargarlo agli artisti dato che molti di loro operavano tra queste vie”.

Barrio de las Artes Montevideo

Ana Knobel e Pier Luigi Taliento

“Mi è sempre piaciuta l’idea che un albergo potesse diventare un contenitore di arte”, confessa Taliento, “ci siamo auto-ogranizzati in modo unitario e, lentamente, questo movimento è cresciuto”. Per quanto riguarda gli obiettivi futuri, Taliento ha le idee molto chiare: “tra i cittadini della zona sta iniziando a diffondersi il sentimento di appartenenza, la consapevolezza di costruire qualcosa in comune. Adesso dobbiamo crescere e coinvolgere il resto della città senza disunire: li invitiamo a venire da queste parti e non aver paura.” “Montevideo”, spiega il responsabile del hotel Esplendor, “è una delle poche città sudamericane che ha conservato il proprio patrimonio architettonico nel centro. Qui la cultura ha un valore molto importante, si riempiono i teatri e non i ristoranti”.

C’è anche l’artista milanese Linda Olivetti a conferire un ulteriore tocco d’italianità al quartiere delle arti. Nel 1940, sedicenne, si trasferì con la famiglia in Uruguay per sfuggire alla repressione fascista. La Olivetti, conosciuta con il cognome del consorte Kohen, è particolarmente legata a queste vie montevideane avendo realizzato diverse mostre.

Barrio de las Artes Montevideo Uruguay (3)“Dobbiamo cominciare a riscrivere la storia del Barrio de las Artes, far riemergere il passato glorioso” afferma Macarena Montañez, condirettrice di Pozodeagua, produttrice di contenuti culturali. Poi ribadisce l’importanza di questo pezzo di città, nel cuore di Montevideo: “il quartiere era popolato prevalentemente da immigrati italiani ma anche da ebrei ed altre etnie. Era un polo di eccellenza dell’industria tessile”.

Barrio de las Artes Montevideo Uruguay“Costruire il futuro con l’arte, collettivamente”. La proposta di Ana Knobel, responsabile del progetto per il comune, riassume lo spirito di un movimento globale giunto anche nella Repubblica Orientale. “Buenos Aires e Malaga sono due validi esempi di città che stanno andando in questa direzione.” “L’arte è un punto strategico per lo sviluppo urbano, ad esempio se bisogna costruire un semaforo sarebbe bello poterlo fare in modo artistico e non tradizionale” spiega l’ideatrice della Movida culturale.

Lo spirito artistico italiano  si consolida in Uruguay secondo un modello di democrazia partecipativa.

La Gente d’Italia 15/11/2013 

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commenti
  1. […] Flavio Boltro è stato protagonista della seconda serata del Jazz Tour, il prestigioso Festival di Montevideo dedicato a questo genere musicale ed organizzato da Philippe Pinet. La Gente d’Italia ha […]

  2. […] La Gente d’Italia incontra i membri della Società Italiana di Carmelo, l’associazione più antica fondata dagli immigrati italiani nel 1871. Attualmente conta su 400 soci ed è il centro nevralgico della cultura cittadina. Una Società “riconquistata e trasformata” negli ultimi anni che lotta “per non essere abbandonata da Montevideo”. […]

  3. […] Un tocco d’italianità nel Barrio de las Artes […]

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  6. […] un dato per capirlo: nel 1889 il 78% della mano d’opera maschile a Montevideo era straniera, tra questi la stragrande maggioranza era italiana. Nella capitale si concentrava […]

  7. […] “Il Candombe è la cosa che più mi ha attratto dell’Uruguay”. Quando Andrés Furtado lasciò l’Italia per il paisito sudamericano fu subito attratto da questa manifestazione culturale basata sul suono dei tamburi. Un ritmo dalle profonde radici storiche legato alle comunità di schiavi neri di Montevideo. […]

  8. […] speciale con l’Italia. L’Associazione Vissi d’Arte è sbarcata da alcuni mesi sul panorama culturale di Montevideo. A fondarla sono stati 2 giovani italiani, una coppia che ha a cuore la cultura e la musica e che […]

  9. […] “Io vivevo l’italianità tutti i giorni” racconta Aldo ricordando la sua infanzia. Suo padre arrivò in Uruguay appena nato, quando i suoi nonni lasciarono l’Abruzzo (un paesino in provincia di Chieti) nei drammatici anni del dopoguerra in cerca di migliori opportunità in Sud America: “Come molte storie di emigrazione, partirono senza una precisa destinazione e poi si stabilirono a Montevideo”. […]

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