L’Associazione Figli della Toscana in Uruguay è presente in questo territorio da 16 anni. Dal 2002, all’interno della collettività, opera il Gruppo Giovani con l’obiettivo di “ continuare ad attrarre le nuove generazioni di toscani”. Angelo Bardini e Soledad González raccontano le loro esperienze

Figli della Toscana

Il 19 ottobre, presso la sede della Misión Católica italiana a Montevideo, ha avuto luogo il festeggiamento dei 16 anni dell’associazione. Invitato speciale il vice console senese Mauro Monciatti che ha voluto rendere omaggio ad “un’importante integrante della comunità italiana in Uruguay”.

Figli della ToscanaL’idea di raggruppare i discendenti toscani del paese sudamericano nacque su iniziativa di Carolina Dibueno insieme ad altri italouruguaiani “per affiancare le altre associazioni italiane presenti in questo territorio”. “Ho sempre avuto interesse nell’approfondire le mie origini familiari. Fondare un gruppo autonomo ci è sembrato il modo migliore per onorare i nostri antenati ed essere parte integrante della collettività italiana” racconta Lilián Cappuccini; suo partì dalla provincia di Massa Carrara nel 1928.

L’associazione si riunisce ogni terzo sabato del mese e conta su circa 350 soci, oltre che tanti simpatizzanti. Molteplici sono gli obiettivi che vengono portati avanti attraverso iniziative culturali, artistiche e musicali, corsi di lingua italiana ed altre attività ricreative come pranzi e gite.

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“Diamo molta importanza ai corsi di italiano per poter fare studiare questa meravigliosa lingua” afferma la Cappuccini. “A casa mia, come in tante altre famiglie, si parlava un dialetto, quello della Luningiana che è simile all’emiliano. Quando iniziammo le nostre attività decisi di studiare anche io la lingua di Dante”.

Anche Angelo Bardini e Soledad González cominciarono a frequentare l’associazione facendo i corsi di lingua. Entrambi seguirono i genitori alle prime riunioni ed oggi sono due integranti molto attivi del Gruppo Giovani Toscani dell’Uruguay, nato nel 2002 all’interno della collettività. I giovani portano avanti iniziative autonome anche se continuano ad essere preziosi collaboratori dei più “grandi”. Il nonno di Soledad emigrò dalla provincia di Lucca negli anni 20, nello stesso periodo arrivava in Uruguay anche il bisnonno di Angelo partito dalla provincia di Massa Carrara. “Conoscere i paesi natali dei nostri antenati è stata un’emozione indescrivibile, ci siamo sentiti a casa” confessano entrambi.

Figli della ToscanaSoledad González, 26 anni, ha avuto la possibilità di conoscere a fondo l’Italia. È stata vincitrice di una borsa di studio dell’Università per gli Stranieri di Siena per un corso di lingua e cultura italiana. In seguito ha effettuato un tirocinio di 4 mesi presso il portale intoscana.it a Firenze. “Queste esperienze sono fondamentali per rinsaldare i legami con la terra di origine. Oltre a questo, però, sono anche importantissimi scambi culturali che favoriscono la cooperazione tra i 2 paesi”.

È proprio dai programmi di intercambio della regione Toscana che Angelo Bardini si ispira per l’associazione universitaria in cui partecipa: Red para la Integración y Cooperación del estudiante internacional. Si tratta di un’iniziativa nata 5 anni fa in collaborazione con l’Università Ort di Montevideo che “aiuta gli studenti stranieri a scoprire il paese che li ospita”. Bardini, ventiquattrenne studente di Relazioni Internazionali, ha partecipato come borsista al progetto formativo“Orizzonte Circolare” del Parco Nazionale Appennino Tosco-Emiliano. “Mi ha colpito il modo di far conoscere il paese, attraverso luoghi poco conosciuti ma ricchi d’identità e visitando le imprese: è una politica regionale molto valida”.

Figli della ToscanaQuesto progetto, portato avanti dalla Toscana e dall’Emilia Romagna, ha lo scopo di “formare nuovi ambasciatori del parco nel mondo” selezionando i giovani candidati. “Nel mio viaggio la maggior parte dei discendenti veniva dal Sud America. È evidente che in questa parte del mondo abbiamo un legame più profondo con l’Italia” spiega Bardini.

La nostra grande sfida è continuare ad attrarre le nuove generazioni di toscani in Uruguay. A volte approfittano solo delle opportunità di viaggio e borse di studio” ammette Soledad González. “Invece, noi dobbiamo lavorare per far sì che questo sentimento di profondo amore verso l’Italia continui”.

Figli della Toscana

L’associazione, negli ultimi anni, ha visto dimezzare i fondi dalla regione per via della crisi. “3 anni fa le associazioni toscane nel mondo ricevevano annualmente 800mila euro”. “Oggi solo 400mila” riconosce la Cappuccini.

Auguro a questa associazione di continuare il buon lavoro svolto in questi anni” dichiara, emozionato, Antonio Bona, volto storico e vicepresidente dei toscani. Bonna, classe 1929, emigrò in Uruguay da bambino e tornò in Italia per alcuni anni. “Vedere giovani interessati a partecipare mi fa ben sperare” conclude l’anziano italouruguaiano.

La Gente d’Italia 28/10/2013

commenti
  1. […] Figli della Toscana in Uruguay: giovani protagonisti […]

  2. […] di Raquel Cauduro c’è tanta italianità: il padre è trevisano, da parte materna è invece discendente toscana. “Nell’associazione trevisana mi hanno praticamente visto crescere, in seguito ho aderito […]

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