Da 15 anni coinvolgendo i giovani e diffondendo cultura. “Un’associazione innovativa” con una particolare attenzione per la musica. E il Vicepresidente che non può essere italiano...

Associazioni italiane in Uruguay

Coinvolgere i giovani e diffondere la cultura. Con questi due obiettivi nacque 15 anni fa l’Associazione Marchigiana in Uruguay. “Fin dall’inizio, abbiamo cercato di essere innovativi” racconta la fondatrice Anna Claudia Casini.

“I circoli e i pranzi sono cose molto utili, però, credo che sia necessario fare un passo avanti”. “Bisogna essere sinceri: se non integriamo i giovani un’associazione è destinata a morire” ammette l’anconetana trasferitasi a Montevideo oltre 40 anni fa.

Associazioni italiane in UruguayLa collettività marchigiana dell’Uruguay conta su circa 300 soci attivi, di cui “quasi il 40% sono giovani”. Tante sono state le attività in questi anni, soprattutto grandi concerti musicali. Ma anche pranzi ed escursioni all’interno dell’Uruguay.

L’associazione ha un coro con i più grandi successi della canzone italiana, un’idea nata dai giovani per “coinvolgere e sviluppare l’identità”. Jimmy Fontana, Trio NoviTango, Duo Santini, Ilaria Baleani, Raquel Boldorini: sono solo alcuni degli artisti che i marchigiani hanno portato a Montevideo.

Diego Barchiesi, vicepresidente di 40 anni, è uno degli integranti della comunità anche se per una strana legge italica non gli viene riconosciuto un suo diritto: la nazionalità. Entrambi i genitori sono italiani (la madre di discendenza), il padre emigrò nel dopoguerra da Iesi e, dopo alcuni anni, prese la cittadinanza uruguaiana. Mantenne la questa nazionalità al momento del matrimonio ed anche al compimento dei 18 anni dei figli. Poi tornò italiano ma era già troppo tardi. Anche il fratello di Diego Barchiesi si è trovato nella stessa situazione. “Nonostante questo, siamo italiani nel sangue” assicura.

Associazioni italiane in Uruguay DIego Barchiesi

“Ci sono persone che prendono il passaporto perché hanno un antenato nato oltre 150 anni fa. Io, invece, non posso pur essendo figlio”. “Mi da molto fastidio” riconosce Barchiesi, il quale frequenta l’associazione fin dalla sua fondazione.

“Inizialmente seguivo i miei genitori, poi abbiamo preso la scelta in comune con mio fratello”. “Per me fu fondamentale un viaggio che feci nel 2008 con tutti i rappresentanti giovanili delle associazioni marchigiane nel mondo, ci fecero fare un tour per tutta la regione. Fu un’esperienza molto emozionante” confessa il veterinario italouruguaiano.

Il ruolo del vicepresidente è molto delicato: “Sono il punto di contatto tra il Consiglio Direttivo ed i giovani”. A suo parere, due sono i motivi che a volte ostacolano i ragazzi nel frequentare l’associazione: “Vari impegni (lavoro, studio o sport) e, purtroppo, mancanza di interesse”. Spesso, molti manifestano la loro volontà nel partecipare alle attività ma sono costretti a rinunciare per la mancanza di tempo libero. “Comunque c’è un gruppo di giovani molto attivi, siamo un quindicina” assicura Barchiesi.

“Far parte di questa associazione è un modo per tenere i legami con la terra dei nostri antenati a cui continuiamo ad essere molto legati” dichiara Pablo Dejuan Calzolari, 30 anni di cui la metà trascorsi nella collettività marchigiana. Dei suoi vari bisnonni italiani arrivati in Uruguay, i legami più solidi si mantennero con la famiglia anconetana. Pablo Dejuan, attualmente consigliere nel Comitato dei Marchigiani nel Mondo, ha avuto l’opportunità di conoscere bene l’Italia alcuni anni fa: borsa di studio ad Ancona e poi un tirocinio a Roma. “Un’esperienza di vita fondamentale”.

Associazioni italiane in Uruguay“All’interno del nostro gruppo”, confessa Dejuan, “ci sono delle storie molto particolari; alcuni membri di oggi sono i discendenti dei compagni di viaggio del mio bisnonno. È incredibile, continuiamo a capirci bene con il passare delle generazioni”.

Carolina Rodriguez, fino a 5 anni fa, ignorava completamente la propria storia familiare. Sapeva solo di avere un bisnonno partito dall’Italia dopo la prima guerra mondiale: arrivò in Uruguay per caso, la destinazione prevista era l’Argentina.

“Non sapevamo niente del suo passato perché non ne parlava mai. Era una storia dolorosa” racconta la trentenne uruguaiana. “Un giorno, con un’amica, scoprimmo l’associazione marchigiana. Da allora, per me, è stato il modo di riconciliarmi con questo passato quasi occulto”. Anche per Carolina, conoscere l’Italia è stata “un’esperienza fondamentale” nello sviluppo della sua identità.

Associazioni italiane in UruguayIn questi anni la Regione ha aiutato molto gli emigrati ed i discendenti, sia nelle associazioni che nelle borse di studio e nei viaggi. “Il loro contributo è essenziale” riconoscono gli integranti della sezione uruguaiana. “È anche un investimento a lungo termine in modo da incentivare la diffusione della cultura e del turismo”.

“Cerchiamo di utilizzare i fondi nel modo più ragionevole possibile per via dei tagli che abbiamo subito negli ultimi anni dovuti alla crisi” sostiene il Vicepresidente. È anche per questo motivo che, un organo di rappresentanza come il Comitato dei marchigiani all’estero, risulta “indispensabile” per coordinare le varie attività culturali da sviluppare. Come sempre, con la musica protagonista.

Matteo Forciniti La Gente d’Italia 19/10/2013

commenti
  1. […] Nel segno della musica: Marchigiani in Uruguay […]

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