È il primo disco di musica napoletana registrato in Uruguay. Un particolare esempio di incrocio di culture dove il napoletano si avvicina al rioplatense. Lui è Eduardo Rivero, musicista uruguaiano <<profondamente italiano>>. Tra le canzoni tanti sono i ricordi familiari.

<<Mi ha messo i brividi addosso. Mi sono commosso>>. David Napodano, architetto napoletano residente in Uruguay, è appena uscito dal Espacio Cultural La Spezia dove Eduardo Rivero ha presentato il suo disco di canzoni napoletane. Si tratta del primo album di musica partenopea registrato nel paisito sudamericano e prodotto con la collaborazione del Consolato italiano guidato da Cinzia Frigo.

Musica napoletana nel mondo

<<Sono nato ascoltando questi brani. Questi testi e queste melodie mi sono entrati nel cuore tanti anni fa. In un viaggio in Italia mia madre mi regalò un CD bellissimo: Concerto grande per Napoli. Da allora decisi di cimentarmi appieno in questo meraviglioso esempio di canzone popolare e diffonderla nel mio paese>>. Quando Eduardo Rivero parla dell’Italia gli si illuminano gli occhi: <<capii che lontano da Montevideo esisteva un altro luogo in cui sarei potuto essere a casa>>.

Musica napoletana nel mondoQuella del musicista italouruguaiano è una delle tante storie di emigrazione italiana all’estero. Comincia negli anni 30 quando i nonni sbarcano in Uruguay partiti da un paesino della Basilicata: Vetri di Potenza. <<Presi coscienza che si poteva essere assolutamente uruguaiano ed allo stesso tempo profondamente italiano>>. Il disco appena uscito, Eduardo Rivero canta Napoli (Perro Andaluz, 2013), è una raccolta di 15 brani storici della tradizione napoletana scritti tra la fine dell’Ottocento ed il secondo dopoguerra.

Non è un banale omaggio alla musica italiana, è un <<prodotto di eccellenza>> commentano soddisfatti gli ascoltatori.

Musica napoletana nel mondo

Inoltre, è anche un particolare esempio di incrocio di culture dove il napoletano si avvicina al rioplatense. Un esempio è Malafemmina, storico brano scritto da Totò nel 1951 che viene suonata al ritmo di milonga, genere folcloristico tipico di queste terre. Il progetto si avvale dell’importante contributo del compositore uruguaiano Darío Iglesias al pianoforte ed anche al mandolino in Funiculì funiculà, una <<semplice canzone che si è convertita in un inno non ufficiale per l’Italia, conosciuta in tutto il mondo>>.

Ciò che colpisce il pubblico presente è <<l’eccellente accento napoletano>> che dimostra Rivero, il quale ammette: <<è frutto della rigorosa revisione linguistica e di pronuncia>> da parte del Professor Michele Gaglione, Preside della Scuola Italiana. Prezioso apporto è stato anche quello fornito da Giovanna, moglie del cantante ed originaria di Caserta.

Musica napoletana nel mondoCon le canzoni tanti ricordi tornano alla mente di Eduardo Rivero. Il più profondo è quello legato alla famosissima ‘O surdato ‘nnammurato. <<Un giorno visitai con mio nonno Raffaele un presepe in una chiesa di Montevideo>> confessa, emozionato, l’italouruguaiano. <<Mio nonno, che aveva combattuto nella prima guerra mondiale, si commosse ascoltando questo brano. Io ero un bambino e mi impressionai molto: era la prima volta che vedevo piangere un adulto>>.

Matteo Forciniti La Gente d’Italia 02/10/2013

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