Michelangelo Antonioni, un genio incompreso

Pubblicato: 24 maggio 2013 in Cinema, Italiano
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Un cineforum per analizzare l’opera di Michelangelo Antonioni: l’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo ha reso omaggio al celebre regista italiano con questa iniziativa.

Michelangelo Antonioni

La proiezione dei cinque film si è svolta dal 16 aprile al 21 maggio, ogni martedì alle 18:30. Il responsabile del progetto è stato il critico cinematografico uruguaiano di origine italiana Amilcar Nochetti, il quale ha espresso la propria soddisfazione per l’alta partecipazione ed il coinvolgimento del pubblico.

Antonioni, premio Oscar alla carriera nel 1995, è considerato da alcuni critici come uno dei più grandi registi della storia del cinema. Il suo esordio dietro la macchina da presa, nel 1950 con Cronaca di un amore, segnò uno spartiacque tra il neorealismo ed una nuova stagione cinematografica italiana.

Ogni serata, nella sala dell’Istituto Italiano di Cultura, ha avuto all’incirca 60 partecipanti con un pubblico eterogeneo per sesso ed età. Inoltre sono stati anche proiettati alcuni documentari e cortometraggi sulla vita dell’autore; dopo ogni film si sono accesi intensi dibattiti tra gli spettatori, carateristica propria di un autore che ha diviso per anni la critica.

michelangelo antonioni

<<Sinceramente credo che ci siano stati registi italiani migliori di Antonioni, eppure bisogna riconoscere che il suo cinema è stato molto importante per avere esplorato dei mondi nuovi sconosciuti fino ad allora, come l’incomunicabilità e l’alienazione>> ha dichiarato Nochetti, critico per alcuni giornali uruguaiani come El País e Voces.

Come dimostra il nome del cineforum -“Antonioni cineasta della decostruzione”- si è voluto proprio sottolineare questo aspetto innovativo dei film del direttore italiano.

Blow-Up, ispirato al racconto Le bave del diavolo dello scrittore argentino Julio Cortázar, ha aperto la rassegna cinematografica essendo una delle opere più emblematiche del regista e vincitrice della Palma d’oro a Cannes nel 1967.

Michelangelo Antonioni

Nel secondo appuntamento il pubblio ha visionato Cronaca di un amore, il primo lungometraggio di Antonioni nel 1950 che racconta il dramma di un adulterio. ll film successivo, Leone d’Oro a Venezia nel 1964, è stato Il deserto rosso con Monica Vitti dove è centrale il tema dell’alienazione.

L’avventura, proiettato nella quarta serata, è il primo capitolo della cosiddetta “trilogia dell’incomunicabilità” e segna l’inizio del sodalizio sentimentale-artistico con Monica Vitti; uscì nel 1960 quasi contemporaneamente a La dolce vita di Fellini e vinse il Premio della giuria al festival di Cannes nel 1961.

Il cineforum si è concluso il 21 maggio con la proiezione di Zabriskie Point. Come Blow-Up fu prodotto all’estero e girato in lingua inglese, descrive la realtà sociale e politica statunitense ed è presente una forte critica alla modernità ed al consumismo.

Nonostante i vari premi internazionali vinti dal regista emiliano, alcuni film furono molto criticati dal pubblico di allora: L’avventura fu fischiato a Cannes, Zabriskie Point ebbe incassi molto bassi nelle sale.

michelangelo antonioni

<<Il cinema di Antonioni fu difficile da accettare perchè era molto diverso da  altri generi più “popolari” como ad esempio la commedia all’italiana. Ci costa accettare i geni quando non parlano di cose superficiali perchè ci obbligano a riflettere su noi stessi: è un processo difficile dato che constatiamo le nostre debolezze>> ha spiegato il critico cinematografico uruguaiano, il quale ha aggiunto: <<i geni, così come i rivoluzionari, vanno molto più avanti della società in cui si trovano. Con il passare degli anni vengono apprezzati>>.

Al centro dell’opera di Antonioni  c’è l’alienazione ed il disagio esistenziale. Se in alcuni film come La Notte, L’eclisse o Deserto rosso la critica è rivolta alle classi alte, con L’avventura troviamo invece un’analisi interclassista: è la società occidentale nella sua totalità che diventa consumista e noiosa, ossessionata dai beni materiali.

La società rappresentata dal cineasta italiano aveva molte analogie con la società scandinava descritta da un altro grande regista che segnò la storia della cinema mondiale: Ingmar Bergman.

Michelangelo Antonioni

Proprio tra i due artisti si generò una grande rivalità durante quegli anni, come commenta Amilcar Nochetti: <<fu uno degli antagonismi classici degli anni sessanta, provocata più che altro dal pubblico e non da loro, si crearono due opposte tifoserie quando in realtà tra i due ci furono anche dei punti di contatto. I due generi, con le loro naturali differenze, avrebbero potuto tranquillamente coesistere>>.

Per un segno del destino il 30 luglio del 2007 morirono entrambi i registi, Antonioni passò gli ultimi anni della sua vita gravemente malato a causa di un ictus. Da quel giorno il cinema rimase un po’ più povero.

Matteo Forciniti Spazio Italia

commenti
  1. […] molteplici eventi culturali, corsi di italiano, manifestazioni artistiche e musicali, oltre che la proiezione di vari film del neorealismo italiano. Ogni 2 mesi i soci si riuniscono per un pranzo sociale presso la sede dell’associazione, […]

  2. […] il nostro paese”. “È naturale” -aggiunge Desirée- “che se avessimo in mente di fare un cineforum i primi film che ci verrebbero in mente sarebbero quelli […]

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