Tra Murga e fuoco: Laura Cionci ed Alessandro Cannistrà

Pubblicato: 21 marzo 2013 in Arte & Cultura, Intervista, Italiano
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Intervista ai due artisti italiani presenti in Uruguay

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Alessandro Cannistrà e Laura Cionci sono stati i protagonisti dell’ultima duplice mostra dell’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo, inaugurata martedì 12 marzo. La Galleria d’arte Diana Saravia, contemporaneamente, ha ospitato altre opere dei due giovani artisti romani.

“Piume di un Dio oltre casa” è il nome della mostra di Cannistrà, considerato uno degli artisti italiani più promettenti. “Abracadaba”, invece, è stato scelto da Laura Cionci per descrivere il fenomeno del carnevale rioplatense. Entrambi hanno studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Roma e contano su varie esposizioni all’estero.

laura-cionci-alessandro-cannistraINTERVISTA A LAURA CIONCI

-Che interpretazione dà alla parola “Abracadabra”?

-Veniva scritta nei talismani per far fluire la magia, quando la si pronuncia ci si immagina quello che potrebbe succedere, è come se si avverassero i nostri desideri.

Si tratta di uno spunto che ho preso dal Carnevale rioplatense, con le sue critiche alla società. Infatti, oggi giorno, viviamo in un sistema consumistico che ci spinge a non essere mai soddisfatti. Ecco: la parola Abracadabra è l’apoteosi di tutto questo, con una sola parola tutti i sogni si possono realizzare.

Attraverso i brillantini, che si utilizzano in alcune maschere del carnevale, cerco dare un senso artistico concreto a questa espressione.

-Cosa le ha attratto del Carnevale del Río de la Plata?

-Sto facendo uno studio antropologico raccogliendo informazioni su un evento popolare molto seguito in Uruguay ed Argentina. Mi sono interessata in particolare alla Murga, una specie di teatro di strada satirico molto professionale, ed anche al Candombe, una manifestazione culturale con i tamburi di origine africana.

Della Murga mi ha colpito lo spirito critico e la denuncia sociale nei testi, oltre che una forma artistica estremamente complessa dove bisogna far conciliare diversi aspetti: musica, testo, vestiti, trucco, recitazione… E’ una forma di teatro molto difficile ma allo stesso tempo affascinante. Si tratta di arte con la A maiuscola ed è bello vedere come si mantiene viva questa tradizione.

Fu molto importante per me la mostra dell’anno passato a Montevideo (“Carnaevalma”) curata da Julio Cesar Boffano, il mio interesse verso questo spettacolo è continuato a crescere.

-Ha anche cercato di esportare la Murga in Italia. Come è andata questa esperienza?

-Molto bene. Dieci anni fa sono stata tra i fondatori della “Mala Murga” a Roma nel centro sociale ex Snia. Da quattro anni, invece, partecipo a Los Adoquines de Spartaco nata nel centro sociale del Quadraro.

Per essere precisi facciamo Murga Porteña, ossia il genere diffuso a Buenos Aires che consiste in una idea di base uguale alla uruguaiana solo che si concentra di più sulla musica e sul ballo. Comunque è un fenomeno in crescita in tutta Italia perchè offre uno spazio alternativo di partecipazione: è un importante spazio di aggregazione sociale. Attualmente ci sono 10 murghe in Italia nel Frente Murguero Italiano. Inaugurerò una mostra a Roma su questa tematica cercando di mantenere un filo diretto con Montevideo, capitale Iberoamericana della Cultura 2013.

Inoltre vorrei ricordare che il 25 agosto si terrà a Barcellona la prima Llamadas d’Europa, una sfilata dei vari gruppi del Candombe. Ciò dimostra la crescita di questo fenomeno in tutto il continente.

laura-cionci-alessandro-cannistra-La città di Roma come ha accolto questa manifestazione d’arte “straniera”?

-Direi bene, anche se naturalmente molta gente non la conosce, poi dopo che spieghiamo il significato si incuriosisce. Considero molto importante il lavoro politico e sociale che abbiamo svolto, ci chiamano per sostenere delle cause; per esempio, siamo andati a suonare e ballare la murga a Cinecittà durante l’occupazione dei lavoratori che protestavano semplicemente in difesa del lavoro.

Dal punto di vista culturale la situazione a Roma è un po’ più delicata. Ovviamente parliamo di una città con un patrimonio storico impressionante che è assolutamente doveroso proteggere, tuttavia, sarebbe bello se si riuscisse a dare maggiore spazio ad altre interessanti espressioni artistiche contemporanee.

-Come vede l’attuale situazione economica che sta attraversando l’italia?

-Siamo in una fase difficilissima, credo che si dovrebbe lavorare il triplo, bisogna essere ancora più forti per farsi sentire. Vivo tra Roma ed il Sud America ma continuo ad amare profondamente la mia città e farò di tutto per contribuire a renderla un po’ migliore. Abbiamo bisogno di un cambio radicale in tutto il nostro paese.

laura-cionci-alessandro-cannistraINTERVISTA AD ALESSANDRO CANNISTRÀ

-Qual è il significato dell’utilizzo del fuoco sulla carta nelle sue opere?

-C’è un richiamo alla casualità perchè considero il fumo un elemento indomabile. Metto la tela o la carta sopra di me e cerco di controllare il fumo che lascia le sue tracce; il fumo è simile all’acquerello, sono due tecniche che guardano alla percezione ed alla sensibilità, due caratteristiche che mi interessano molto.

Il soggetto principale delle opere è sempre la natura, creo paesaggi che mi portano all’astrazione.

-Che relazione c’è con le sue opere più vecchie?

-Indubbiamente è presente una continuità anche se nei primi lavori il disegno dominava il fumo ed era più preciso. In seguito, con un piccolo errore presente, ho capito che mi poteva condurre a nuovi percorsi: diciamo che il mio lavoro si concentra proprio in questo errore per cercare di rendere le mie opere in bilico tra l’astrazione e la figurazione.

Nel 2008 partecipai alla XV Quadriennale di Roma ed iniziai a sperimentare questo fumo che ritenevo una base, da lì in poi cominciai a riflettere sul segno e, gradualmente, ho eliminato il colore: è per questo che queste ultime opere sono in bianco e nero.

Inoltre continuo a lavorare sulla tela e sulla carta, anche se ho sperimentato a volte la tridimensionalità.

-Come è andato questo esperimento tridimensionale?

-Benissimo, è stato molto motivante per me perchè mi sono accorto che, nella tridimensionalità, questa mio processo artistico è più attuabile.

Con alcune opere presentate l’anno scorso a Milano ho cominciato ad inoltrarmi in questo campo, si percepiva un qualcos’altro. Attualmente sto lavorando ad un particolare progetto, delle specie di sculture con dentro delle casse di carta piegata. Il problema è che ci penso tantissimo, mi concentro su una cosa però sono molto lento!

-È la prima volta che viene in Sud America: che accoglienza ha ricevuto?

-Eccezionale, sia dal pubblico che dalla critica. Sono riusciti a capire meglio i miei lavori forse perchè riflettevano maggiormente questo tipo di pensiero. A Buenos Aires, poi, ho notato che è molto diffusa la psicanalisi: credo che questo abbia aiutato ad apprezzare ancora di più.

In Argentina ho ricevuto una critica molto particolare, hanno definito le opere molto musicali, c’è chi ha detto che assomigliano al Bandoneón, la fisarmonica del tango: per me è stato un grandissimo complimento. Comunque anche in Italia ho ricevuto una buona critica, sarei curioso magari di sapere cosa ne pensano in altri paesi come in Nord America ed in Cina. Ogni persona percepisce le cose in maniera diversa, dipende da chi è, per come ha vissuto: è vero è un luogo comune, ma succede sempre.

-Come interpreta il nome della mostra “Piume di un Dio oltre casa”?

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-Dà il senso di essere altrove, di pensare un qualcos’altro in un determinato momento.

C’è una particolare caratteristica: tutte le opere sono numerate “Ascoltare più di uno di me” num 1,2,3 ecc. Si tratta di un concetto che richiama al fatto che il nostro io può essere più di uno solo, dovremmo ascoltare anche le altre personalità che abbiamo.

-Come vede l’attuale situazione economica che sta attraversando l’italia?

-Siamo in un disastro totale, abbiamo una disoccupazione più alta che in Sud America per esempio. Mi permetto di dire che stiamo attraversando una fase di “riposo culturale” che sta durando un po’ troppo. Io lavoro grazie al fatto che le gallerie si spostano all’estero (Germania, USA, Inghilterra principalmente).

In Italia c’è un sistema basato sulla distrazione in quanto non ci fa osservare bene e capire le cose. A tal punto vorrei fare una riflessione. Esistono due tipi di distrazioni: una “artistica”, dove nelle opere su cui ci si concentra esce l’inconscio, ed un’altra che ci impongono dall’alto.

Nel nostro paese assistiamo ad un sistematico abbattimento di nuove idee ed energie, per esempio a livello burocratico ci sono tanti paletti che finiscono per scoraggiare molti che scelgono di portare i propri progetti all’estero.

Matteo Forciniti Spazio Italia

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