La musica come linguaggio universale. Intervista ad Ilaria Baleani

Pubblicato: 10 novembre 2012 in Intervista, Italiano, Musica
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“Ieri, oggi, domani” è il nome della tournèe in Sud America realizzata da Ilaria Baleani, giovane pianista e musicologa marchigiana.

Il 25 settembre l’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo ha ospitato in collaborazione con l’Ambasciata italiana il primo concerto in Uruguay. L’evento ha avuto un buon riscontro di pubblico e durante la serata si sono alternate composizioni classiche e contemporanee.

I primi due concerti dell’artista si sono svolti in Argentina (a Rosario), poi la tournee è proseguita presso la Escuela Universitaria de Musica di Montevideo, la città di Salto e, infine, Buenos Aires.

A sette anni realizzasti il tuo primo concerto. Come è nata la passione per il pianoforte?

Vengo da una famiglia di musicisti, per me è stato quasi qualcosa di naturale. La mia bisnonna era cantante lirica, mentre il bisnonno era costruttore di organi musicali. All’età di tre anni riuscii a ricostruire il motivo di una pubblicità che vidi in televisione: era la marca di una pasta, però il messaggio che appresi era la musica.

A 5 anni iniziai lezioni di pianoforte, agli 11 il Conservatorio a Pesaro.

Che ricordi hai del Conservatorio?

Molto belli. Mi sono diplomata nel settembre del 2004, In seguito ho conseguito un diploma di secondo livello con indirizzo concertistico.

Comunque ciò che più ricordo con piacere è l’insegnamento che ho ricevuto da Maria Teresa Carunchio, una professoressa argentina che è stata fondamentale per la mia formazione.

Hai anche studiato all’estero, in Francia. Cosa ti ha lasciato questa esperienza?

È stata importantissima, anche e soprattutto per l’esperienza di vita. Ho studiato a l’Ecole Normale de Musique “Alfred Cortot” di Parigi. In Francia ho avuto modo di confrontarmi con molti pianisti stranieri ed ho avuto maestri di fama internazionale.

Parigi è una delle migliori città al mondo per la musica, è una questione anche culturale: i concerti sono sempre pieni, un giorno mi impressionai vedendo una fila lunghissima che attraversava tutta la strada per entrare.

E l’Italia ed il suo pubblico invece, cosa offrono per la musica?

Questa è una bella domanda.

Ilaria fa un sospiro di sollievo, si ferma alcuni secondi e dopo ritorna a parlare con tono gentile.

Gli italiani hanno tantissime potenzialità nel campo della musica e della cultura, ad esempio è molto apprezzata la lirica e probabilmente questo è l’unico settore che riesce a sopravvivere alla terribile crisi economica che stiamo vivendo. Spero vivamente in un risveglio culturale prima o poi.

Per quanto riguarda il pubblico con me è sempre stato caloroso, però lo sento un po’ più composto e formale, forse è un po’ più freddo rispetto ad altri paesi.

Ho suonato diverse volte in Germania. I tedeschi, molto composti tradizionalmente, nell’applauso sono molto più calorosi. Questo vale anche per i francesi.

In questa tournèe come ti ha accolto il pubblico sudamericano?

Sono rimasta molto impressionata dal calore della gente. Sono ipercritica e confesso che nel primo concerto a Rosario non ho suonato al massimo per via della stanchezza del viaggio. Nonostante questo il pubblico ha percepito la mia energia musicale e si è alzato più volte in piedi ad applaudire. Questo mi ha fatto molto piacere.

In Italia svolgi anche l’attività di docenza a Recanati ed a Roma. Cosa cerchi di trasmettere attraverso l’insegnamento?

La musica come linguaggio universale: un divertimento. Inoltre il rigore che necessita la musica aiuta anche nella crescita sana dei ragazzi. Con i bambini riesco a gestire meglio il fattore emotivo, in generale i miei alunni mi seguono.

Mi piace molto insegnare anche se la musica in Italia non ha un posto compiuto nella formazione scolastica: non c’è alle elementari, qualcosa viene offerto dopo. Credo che ci sia tanto da costruire, è una sfida molto impegnativa ma allo stesso tempo affascinante.

Nell’opera Musica inaudita hai scelto di raccontare le storie di alcune compositrici donne. Perché?

Sono storie passate in secondo piano, dimenticate. Io come donna mi sento ancora più coinvolta.

E’ davvero incredibile constatare come il genio femminile abbia dovuto sottostare alla pressione sociale discriminatoria. La musica anticamente poteva essere una professione solo per gli uomini, per le donne era invece un passatempo. Ho iniziato a fare delle ricerche ed ho scoperto storie davvero incredibili, come un’artista che compose con il nome del fratello per paura di essere scoperta.

Ci sono delle pagine di musica bellissime, tuttavia dimenticate.

Come vedi la condizione della donna oggi in Italia? Ci sono ancora delle difficoltà?

Sì, anche se negli ultimi anni la situazione è un po’ migliorata. Nei ruoli manageriali invece ci sono ancora troppe discriminazioni. Pensiamo solamente al fatto che due anni fa, per la prima volta nella storia italiana, è stata una donna (la cinese Zhang Xian) a dirigere la compagine Verdi.

Io nel 2010 sono stata direttore artistico di una stagione lirico sinfonica: non ho trovato ostacoli, bensì lo stupore della gente che una donna potesse avere tale incarico.

Matteo Forciniti Spazio Italia 

comunità italiana in uruguay

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