Riflessioni filosofiche su potere mafioso e rivolta sociale (2)

Accettare il dominio mafioso?

Max Weber definì tradizionale la tipologia di dominio conferita in base a <<credenze quotidiane>> diffuse e ripetute nel tempo, ritenute <<valide da sempre>>. Nella società dominata dall’organizzazione mafiosa il dominio weberiano potrebbe essere tradotto così: “si deve obbedire al potere mafioso perché è stato sempre così e continuerà ad essere uguale”. Ossia, si prova rassegnazione.

Quando un dominio dura abbastanza nel tempo riesce a istituzionalizzarsi. Mary Douglas definisce l’ istituzione come il <<raggruppamento sociale [la cui autorità] è legittimata>>. Nella istituzione mafiosa, invece, si potrebbe aggiungere che l’autorità appare legittimata (come definito da Roberto Escobar, ma in un contesto diverso da quello mafioso). Questa legittimazione avviene ovviamente grazie alla rimozione delle riflessioni sull’origine di tale obbedienza.

Dalla definizione di Weber si può dedurre un’ulteriore conseguenza: l’obbedienza il più delle volte è frutto dell’abitudine, ossia di comportamenti ripetuti nel tempo. In Calabria tutto questo è ben spiegato dall’assunto <<mio nonno pagava il pizzo, mio padre pagava il pizzo>>, quindi anche io sarò portato a pagare il pizzo per una strana legge del destino.

Questo rapporto di dominio molte volte può anche non essere condiviso; ossia si obbedisce eseguendo comportamenti sgraditi (pagando il pizzo o subappaltando un lavoro ad esempio) ma non si ha nessuna simpatia per coloro che uccidono che anzi, si condannano totalmente.

Un’altra analisi è invece quella di Barrington Moore jr., nella sua teoria di Accettazione dell’autorità morale dell’ oppressore: la tendenza ad obbedire è rafforzata da vari aspetti della vita pubblica che assegnano al dominio un elevato valore morale.

Tutto ciò può essere accettato per tre motivi.

  1. Ci può essere una identificazione di fondo con alcuni valori. E’ del tutto naturale che con alcuni soggetti che provengono dallo stesso ambiente sociale si condividano alcune culture ed usanze, senza per questo essere dei criminali. Roberto Saviano a tal proposito, spiega bene come le organizzazioni criminali abbiano abusato di alcune parole proprie dalla cultura meridionale come “onore”, “famiglia” ed “amicizia”. Dovremmo riconquistare il senso di queste parole e riappropriarcene.
  2. Tra i soggetti sottomessi possono esistere <<potenti pressioni sociali sul singolo contro la resistenza eroica, perché gli atti eroici minacciano la sopravvivenza del gruppo di appartenenza>>.
  3. All’interno di questo gruppo si adottano misure volte a reprimere o a sconsigliare quei possibili atti di disobbedienza. In pratica i soggetti dominati possono avere inconsapevolmente dei comportamenti del tutto simili a quelli degli oppressori, pur senza condividerne la situazione. Nel caso dell’informazione ciò è ben spiegato dai giornalisti calabresi che si sentono spesso dire all’interno della società “Ma chi te lo fa fare?” “Lascia stare, è meglio per te”.

Nel secondo e nel terzo caso il gruppo può arrivare ad elaborare un <<processo generale di autorepressione>> anche senza subire direttamente una minaccia.

Che la ‘Ndrangheta goda di un consenso almeno in una parte della popolazione sembra risultare ovvio. Ciò potrebbe derivare anche da una semplice logica razionale: se dopo aver subito un furto a risolvere il problema riescono i mafiosi e non i carabinieri, i primi inizieranno a godere di una maggiore fiducia rispetto ai secondi. Vengono dunque sfruttate le debolezze dello Stato.

Ogni autorità, in ogni caso, è il frutto di una credenza sociale. Non c’è una legittimazione oggettiva ed ogni costruzione sociale nasce assemblando qualcosa già preesistente, attraverso un <<bricolage>>. E’ opportuno ribadire che la cultura calabrese non coincide con quella mafiosa, nonostante quest’ultima abbia tentato di utilizzare alcuni elementi della cultura calabrese per i propri fini e strumentalizzarli.

Matteo Forciniti Università degli Studi di Milano, Facoltà di Scienze Politiche 2/4

Prima Parte

Terza Parte

Quarta Parte

commenti
  1. […] La filosofia contro la mafia (2) […]

  2. […] La filosofia contro la mafia (2) […]

  3. […] La filosofia contro la mafia (2) […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...