Dal 5 al 15 giugno la città di Montevideo ha ospitato la mostra di Monica Incisa, importante artista italiana autrice di collages e disegni apprezzati a livello internazionale.

L’evento si inserisce nell’iniziativa “2012 Anno della cultura italiana in Uruguay” ed ha ricevuto il sostegno di diverse istituzioni locali, a partire dal Ministero degli Esteri dell’Uruguay, dove ha avuto sede la mostra. L’esposizione contiene 29 collage (presentati già nelle mostre di Roma e Milano) e 10 disegni.

Nelle sue opere ridisegna delle foto scattate, con quale obiettivo?

Io lavoro con una carta molto pesante di cotone, però preferisco passare dalla fotografia al disegno e poi di nuovo dal disegno alla fotografia , ogni passaggio cambia la sostanza dell’immagine. Nel passare dal disegno al bianco e nero è un po’ come quando registriamo il ricordo nella memoria.

Nella mostra ci sono 5 disegni nuovi e 5 rilavorati (usati precedentemente per i collage). I cinque nuovi riguardano turisti presi a Roma, tutti i disegni sono stati rielaborati dalle fotografie e composti a mano libera. L’obiettivo è una sorta di realtà-ricordo. Mi interessa sapere come si vede, come ci appare la realtà. La vista è uno dei sensi più complessi, consuma tantissima energia. Una parte di quello che noi vediamo è ricostruita dal cervello perché è impossibile vedere tutto. E’ importante il modo in cui si vede e dipende anche dal modo in cui si ricorda.

Tra la realtà e la rappresentazione cosa resta del concetto di verità?

Purtroppo è molto soggettivo, ogni cervello ricostruisce delle parti che non sono uguali a quelle degli altri cervelli: ognuno di noi vede delle cose diverse, ogni sguardo offre apparenze diverse. Io in questi lavori cerco di ricostruire ciò che penso sia il più reale possibile, ma si tratta sempre di una rappresentazione, il mio punto di vista.

Che tipo di realtà ci offre la fotografia?

Cercare di dare una rappresentazione il più “realistica” possibile può arrivare fino ad un certo punto poi non si può andare oltre. Non c’è niente di male nel non poter dare una rappresentazione  realistica. Anche la fotografia è una recita, solo che da l’impressione di essere realistica. Perché dovremmo aspettarci una rappresentazione perfetta della realtà? Abbiamo già la realtà.

Oggigiorno si fanno tantissime fotografie, al pc, su internet, e molte di queste sono assolutamente inutili. Ci dovrebbe essere un modo di rallentare, per questo mi piace disegnare, disegno tutto il giorno.

Lei ha vissuto in diverse città tra cui Roma e New York. In che modo si può raccontare un città? Qual è il suo metodo di lavoro?

Mi piace molto camminare per la città, vado in giro a piedi e mi lascio trasportare senza fare troppe previsioni. Faccio moltissime fotografie con una macchina digitale, molte anche da dietro.A volte mi piace ascoltare un libro, dissociandomi dalla realtà.

Per quanto riguarda Roma, è (insieme a Venezia) una delle città più analizzate del mondo. Quando mi hanno chiesto di fare una mostra sulla città mi sono chiesta come potevo fare qualcosa di nuovo, ed ho descritto la città con i graffiti ed i monumenti. Per quanto riguarda Milano, invece, volevo fare una cosa diversa dovuto anche al fatto che per via dell’Expo, la città era stata “ripulita” e tutti i graffiti erano stati cancellati. Ho cercato di ricostruire totalmente una città che non conoscevo molto ma che ho percorso in lungo e largo.

A New York invece ho fatto una mostra diversa con giardini e parchi, non un ritratto della città. A Londra ho presentato una serie di cinque immagini con un collage di partenza da una pompa di benzina abbandonata, trasformata in una cosa completamente diversa coperta dalla vegetazione. A Seul ho trattato 9 immagini con tematiche miste.

Il prossimo progetto sarà sull’immondizia, sulle cose abbandonate e le persone che vivono ai margini, con foto prese a Roma, sul Tevere.

Come racconterebbe Montevideo?

A Montevideo, onestamente, ci sono ancora da troppo poco tempo. Un elemento che mi ha colpito molto è l’acqua, e non solo per via del bel paesaggio del lungomare.

Poi mi interesserebbe capire il fenomeno dei cartoneros e scoprire cosa fanno con la carta. Comunque sia, la gente non la puoi sempre fotografare, bisogna sempre essere rispettosi della situazione in cui ai vive.

L’ex ministro dell’Economia Tremonti disse una frase che sentiamo ripetere spesso: <<con la cultura non si mangia>> per giustificare i tagli all’istruzione e alla cultura. Come vede la situazione italiana oggi, specialmente dal punto di vista culturale?

Bisogna innanzitutto dire che ci sono tante gallerie, fiere, mostre, ma non so se ci si guadagna oppure no. C’è comunque una grande attenzione oggi agli artisti italiani anche a livello internazionale, poi non so se ci si riesce a vivere o no.

A mio modesto parere quello che l’Italia ha di diverso rispetto agli altri paese è che non è riuscita ad aggiornarsi, c’è una fortissima burocrazia e un gran malaffare, una situazione di base disastrosa per via della crisi che nel nostro paese è rovinata dai continui scandali.

Non credo però che l’Italia venga vista male all’estero, non è un paese morto, non è vero che non c’è nessuno che fa niente, c’è molta produzione culturale. Bisogna solo vedere se la crisi divorerà tutto.

Matteo Forciniti Spazio Italia N° 4 Luglio 2012

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  1. […] mostre artistiche e fotografiche, conferenze: saranno molteplici gli eventi culturali con la nuova gestione, in continuazione con le […]

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