Intervista al prof. Pablo Rocca, docente di Letteratura Uruguaiana presso L’Universidad de la República, autore di una biografia sull’editore italo-uruguaiano.

Il 26 aprile l’Istituto Italiano di Cultura di Montevideo ha organizzato una conferenza su Orsini Bertani. Quali tematiche sono state trattate e che importanza può avere questa figura nel campo culturale uruguaiano?

L’argomento della conferenza riguarda la vita di Orsini Bertani, originario di Firenze (anche se la sua famiglia era del piccolo paesino emiliano di Cavriago), che ebbe, per così dire, varie vite e una sola duplice missione: la giustizia umana e la diffusione della cultura letteraria. Queste varie vite passarono per la gioventù nel nord Italia, dove iniziò le attività anarchiche, il passaggio per Parigi, dove si legò in modo più stretto alla politica anarchica; il trasferimento a Buenos Aires, verso la fine del XIX secolo fuggito dalla persecuzione poliziesca, dove continuò con le sue convinzioni e si convertì in un editore di periodici che auspicavano la doppia missione segnalata.

Infine, il passaggio definitivo a Montevideo, nel 1902, dove si stabilì con la famiglia che aveva formato nella capitale argentina e dove fondò due librerie, una casa editrice chiave (il primo editore puro del paese), un cinema ed anche un mensa popolare. La sua validità, oggi, non sembra maggiore. Salvo per i pochi che credono, e che continuano a credere, che è possibile lavorare senza un’altra rendita che non sia la speranza in un mondo migliore, e che questa speranza si fomenta attraverso la cultura. Non è poco.

Che ruolo ha avuto Orsini Bertani nello sviluppo culturale dell’Uruguay?

Decisivo. In un paese in cui il consumo letterario, era ridotto al consumo di minoranze, Bertani appoggiò le emergenti classi medie dandole un sostegno diffusore attraverso il suo gruppo editoriale (Orsini M. Bertani Editor), e più tardi con la rivista La Pluma (1927-1931). E lo fece confidando nello sforzo dei nuovi di allora, i quali con gli anni si convertirono nei classici uruguaiani: Julio Herrera Y Reissing, Javier de Viana, Alvaro A. Vasseur, Manuel de Castro, tra gli altri. Fu un imprenditore culturale, ma il suo profitto piuttosto si può misurare in un capitale simbolico. Se non fosse stato per il posto pubblico che ricevette dal presidente José Batlle y Ordóñez, il quale lo contrattò a partire per lo meno dal 1910, difficilmente avrebbe potuto sopravvivere.

Come possiamo sintetizzare il suo pensiero politico? In che anarchismo credeva? Quali furono le sue influenze culturali?

La domanda richiederebbe una risposta estesissima. Però, a grosso modo, si potrebbe dire che Bertani passa da un anarchismo d’azione, che lo ha a Parigi come partecipe di supposti atti di violenza, ad un anarchismo che confidava nella via pacifica e, sempre, confidando nell’idea di redenzione del soggetto. Il suo avvicinamento al primo batllismo potrebbe essere visto come una claudicazione della prima linea o come un’interpretazione, qualcosa di idealizzata, di una possibilità per l’avanzamento progressivo delle conquiste sociali. Queste che si arrestarono negli anni trenta, in piena dittatura di Gabriel Terra, che lo perseguitò trasferendolo dal suo incarico di Ispettore del Lavoro.

Il contesto socio-politico nei decenni Venti e Trenta del Novecento era molto diverso tra l’Italia e l’Uruguay. Quali aspetti del contesto uruguaiano lo attrassero?

Il suo democratismo profondo gli fece rifiutare, d’immediato, la predica fascista. Non poteva essere d’altro modo, conseguente, come fu in questo aspetto, sempre. Nonostante l’avanzata età, fino agli ultimi momenti della sua vita Bertani, non solo si rammaricava per la crescita del fascismo in Italia e, in seguito in altri paesi d’Europa, ma inoltre si dedicò a combatterlo dentro di tutte le sue possibilità, quale sia editando volantini contro il regime di Mussolini, o a formare il circolo El Progreso che pragmaticamente si alzò contro i totalitarismi.

Matteo ForcinitiSpazio Italia N°3, 05 06 Maggio giugno 2012

commenti
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  2. […] Molti immigrati erano attivisti, sindacalisti, repubblicani, esuli politici. Era una massa umana che condivideva alcuni valori come solidarietà, libertà e democrazia. […]

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