Italia, vittima preferita dei giganti

Pubblicato: 2 luglio 2012 in Calcio, Italiano
Tag:, , , , , , , , ,

La sconfitta contro la Spagna ricorda quella contro il Brasile di Pelè del 1970: 

di fronte due leggende del calcio mondiale

Oggi: Iniesta, Xavi, Casillas e Fernando Torres. Ieri: Pelè, Jairzinho, Carlos Alberto e Tostao.

Le lacrime azzurre di oggi ricordano molto quelle del mondiale del 1970 in Messico dove, a mettere fine al sogno calcistico, fu la selezione brasiliana verde oro. Anche quella volta l’Italia raggiunse una finale inaspettata dopo la storica partita contro la Germania vinta 4 a 3 nei tempi supplementari.

La semifinale di questi europei vinta 2-0 contro i tedeschi non è bastata ad aprire la porta al successo europeo che manca da tanto tempo: troppo lontano è il 1968, quando allo Stadio Olimpico di Roma l’Italia batteva 2-0 la Jugoslavia.

Male sorte l’Europa per l’Italia, brucia ancora la ferita del 2000: la squadra di Zoff perse immeritatamente la finale contro la Francia per via di una delle più grandi ingiustizie del calcio, il golden gol (chi segna prima nei tempi supplementari vince), mandato in pensione subito dopo aver punito l’Italia.

La nazionale perde oggi (come in passato contro il Brasile) semplicemente perché ha trovato un avversario molto più forte, estremamente superiore in tutti i novanta minuti.

Di fronte ai due giganti l’Italia torna piccola e soprattutto umile come è sempre stata. La frase che segue la sconfitta è la stessa del 1970: “di più non potevamo fare”.

Brasile e Spagna sono le due nazionali leggendari che hanno fatto piangere gli italiani rifilando quattro gol ciascuno, tanti per una squadra che storicamente ha fatto della difesa il suo principale reparto.

Quattro gol dicono tutto e non dicono niente, si limitano a rendere più innocente una sconfitta senza rimpianti e a dire grazie ai giocatori perché nessuno credeva di arrivare fino alla finale.

L’Italia di Prandelli è molto diversa da quella di Valcareggi, allenatore dal 1966 al 1974, il quale dopo la sconfitta con il Brasile ricevette moltissime critiche per avere concesso solo gli ultimi sei minuti al Golden Boy Gianni Rivera. Si narra che all’arrivo della squadra all’aeroporto di Fiumicino per i giocatori ci furono applausi, insulti e pomodori invece per Valcareggi.

Oggi sembrano tutti stringersi intorno al tecnico progressista Cesare Prandelli, il quale ha fine partita ha dichiarato con orgoglio e tono paterno: “in un paese vecchio come siamo, noi abbiamo avuto la forza di cambiare. Abbiamo portato avanti le nostre idee senza farci condizionare dal risultato ”.

L’Italia non gioca più con il catenaccio, offre un bel gioco accompagnato da un concreto possesso della palla. Forse ci sarà bisogno di alcuni anni per trasformare completamente la filosofia di gioco di un paese conservatore dove le rivoluzioni non sono mai andate a buon fine.

Era conservatrice anche quell’Italia del 1970, appena entrata in una spirale di violenza tra un tentativo di Golpe di Stato e le contestazioni giovanili. L’Italia del 2012 si trova, invece, in una situazione economica disastrosa ed ha perso l’opportunità di un piccolo sogno e di una speranza necessaria per il suo popolo.

La Spagna (anche lei in una situazione economica gravissima) entra nella storia vincendo tre competizioni internazionali consecutive, un’impresa questa mai riuscita a nessun altro paese: europeo 2008, mondiale 2010, europeo bis 2012. Merito del suo allenatore Vincente Del Bosque e dei suoi giocatori che si muovono a memoria ed offrono spettacolo vincendo nei tempi regolamentari la prima partita ufficiale contro l’Italia dopo 92 anni.

Non è un caso che molti hanno paragonato le Furie Rosse di oggi alla Seleção di Pelè come le due nazionali più forti nella storia del calcio. Il destino ha riservato all’Italia il ruolo di vittima dei giganti, bersaglio di coloro che sono diventati leggenda.

C’è una foto del Mondiale del 1970 che spiega bene la situazione: il grande difensore Tarcisio Burgnich salta con tutta la forza ma nulla può contro O Rei Pelè, il mito che salta più in alto di tutti quasi toccando il cielo e segna di testa il primo gol del Brasile.

Anche oggi l’Italia si arrende e torna a casa, troppi forti gli spagnoli come i brasiliani per una squadra operaia la quale, nonostante tutto, ha dimostrato doti eccezionali quali unità, coraggio, spirito di sacrificio e dedizione al lavoro.

Appuntamento ai Mondiali del 2014. Per uno strano scherzo del destino si giocherà nel paese di Pelè.

Matteo Forciniti

commenti
  1. […] equipos de Honduras y El Salvador. Los dos países jugaban para ganar el derecho a participar en la copa del mundo de 1970 en México. El primer partido fue llevado a cabo el Domingo 8 de Junio de 1969, en la capital hondureña, […]

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...